Vi hanno aderito oltre un centinaio di operatori sanitari: occuperanno ogni ordine di posto presso la Sala Conferenze della Fondazione Santa Chiara, in via Gorini, a Lodi.
Qui sarà ospitato, il prossimo 12 marzo, dalle 14.30, per tutto il pomeriggio, un convegno su un tema, per molti versi di significativa rilevanza dal punto di vista sociale e della salute pubblica. È stato organizzato e promosso dall’ASST di Lodi in occasione della “Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari”.
L’evento si propone di “condividere e valorizzare – spiega il suo responsabile scientifico, Ivana Cacciatori, direttrice della struttura dipartimentale di Psicologia Clinica - le strategie e i percorsi che l’ASST ha sviluppato per la prevenzione delle aggressioni e per il supporto agli operatori coinvolti”.
L’obiettivo è anche consolidare e accrescere la consapevolezza intorno ad un fenomeno in enorme crescita, soprattutto nell’area dell’emergenza-urgenza e della salute mentale e delle dipendenze. Non a caso, nel corso del convegno, saranno messe a fuoco tecniche e strategie per la gestione del conflitto e per la de-escalation dell’aggressività da parte degli utenti.
“Sono aggressioni per il 50% di tipo verbale, con minacce e insulti – racconta Andrea Carlo Lonati, direttore della struttura Qualità e Risk Management – e per il rimanente 50% di tipo fisico o contro i beni della struttura ospedaliera e delle sue tecnologie sanitarie “.
Del fenomeno se ne occupa una task force che comprende il servizio di Lonati e quello di prevenzione e protezione, diretto da Vittorio Beccarini. Naturalmente c’è il supporto del servizio legale che garantisce la tutela degli operatori che denunciano l’atto di violenza subito e quello della psicologia clinica che fornisce tutto l’aiuto e il sostegno psicologico possibile agli operatori coinvolti che lo richiedono.
Il fatto è che la violenza, fisica o verbale che sia, lascia su chi la subisce cicatrici e ferite fatte di paura, frustrazione, senso di inadeguatezza, stress pesante: segni che si mitigano soltanto con il tempo.
Di più: “L’evento traumatico coinvolge certamente il singolo che l’ha subito in prima persona – osserva Cacciatori - ma anche il gruppo dei colleghi che ha assistito alla violenza”.
Vale la pena ricordare che l’ASST ha predisposto qualche settimana fa un piano triennale denominato Previos che raccoglie le linee guida per la prevenzione della violenza e una serie di interventi da mettere in campo
Qualche dato finale che sarà richiamato nel convegno. Nel 2025 sono state 46 le segnalazioni di atti di violenza sugli operatori ASST: 23 aggressioni verbali, 17 fisiche e 6 episodi di danneggiamenti di beni di proprietà dell’Azienda socio sanitaria lodigiana. Nel 2024 si sono registrate 26 segnalazioni e l’anno prima 21.
“Sta crescendo la consapevolezza tra gli addetti – sottolinea Andrea Carlo Lonati – sulla necessità di non minimizzare episodi che pesano su di essi e sulla loro organizzazione del lavoro”.
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