Ancora pochi giorni per visitare la mostra “I Loretz. Una famiglia di ceramisti e pittori tra Lodi e Milano a fine Ottocento”, promossa dalla Fondazione Maria Cosway in collaborazione con la Fondazione Stefano e Angela Danelli e il Comune di Lodi e aperta al Polo Culturale Maria Cosway di via Paolo Gorini a Lodi.
Al centro della mostra c’è il percorso artistico ed imprenditoriale dei componenti della famiglia Loretz, che hanno il merito di aver riscoperto la ceramica graffita, che secondo loro era stata prodotta a Lodi prima del Rinascimento. Muovendo da questa tradizione della ceramica lodigiana hanno saputo trasformarla e rinnovarla secondo canoni estetici, che sono stati ampiamente apprezzati in Italia e all'estero. I protagonisti dell’esposizione sono Carlo, Giano e Carlo jr. Il capostipite nacque a Lodi nel 1841 e dopo essersi dedicato alla pittura nel 1872 ricevette da Antonio Dossena, sindaco di Lodi, la proposta di dedicarsi alla ceramica. A distanza di un decennio fondò insieme al figlio Giano una fabbrica a Milano. Mentre Carlo Jr lavorò per promuovere la memoria della famiglia pur non essendo un ceramista.
In mostra si trovano circa 100 pezzi che arrivano da musei pubblici e collezioni private, oltre che dalla famiglia Loretz. Opere che solo raramente vengono messe a disposizione di un vasto pubblico. Come sottolinea il direttore della mostra Luca Marcarini, vicepresidente della Fondazione Cosway, restano solo tre giorni per poter scoprire il talento dei componenti di questa famiglia. “In futuro – sottolinea - sarà quasi impossibile ammirare gran parte dei pezzi esposti. Forse qualche manufatto sarà esposto nel nuovo museo civico di Lodi, ma quelli relativi alla produzione della Fabbrica Loretz e di Giano torneranno nelle collezioni private che li hanno prestati e quindi scompariranno dall’orizzonte di appassionati di maioliche, esperti d’arte e amanti del bello”.
Questa è anche l’ultima occasione per vedere da vicino il grande dipinto La battaglia del Ponte di Lodi di Pietro Bignami, prima che torni nei depositi del Comune di Lodi, dove è rimasto a lungo dopo la chiusura del Museo Civico.
L’esposizione è stata resa possibile grazie al contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi e della Fondazione Banca Popolare di Lodi, al sostegno del Rotary Club di Lodi, alla collaborazione del Fai sezione di Lodi, della Pro Loco di Lodi, della Società Storica Lodigiana e al patrocinio del Ministero della disabilità, della Regione Lombardia e della Provincia di Lodi. Il quotidiano locale Il Cittadino è media partner. L’ingresso è libero con questo orari: venerdì ore 16-19, sabato-domenica ore 10-13 e 16-19.
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