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ACQUISTAVANO MERCE PER MINIMARKET SENZA PAGARLA

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Venerdì 30 Giugno 2017

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Anche il Gico della Guardia di Finanza di Milano ha collaborato all'operazione che ha portato in carcere un truffatore, denunciandone altri cinque.

La banda acquistava merce per piccoli market dislocati su tutto il territorio nazionale, la facevano sparire senza pagarla e, nel giro di poco tempo, chiudevano le attività commerciali.

Finanzieri di Altamura in collaborazione con il G.I.C.O. di Milano e la Compagnia di Crotone hanno portato a termine un’operazione che ha portato all’arresto di 1 persona ed alla denuncia di altri 5 indagati. Il provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari costituisce l’epilogo dell’indagine denominata “Food & No Food”, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica, nei confronti di soggetti titolari di varie attività commerciali.

All'uomo finito agli arresti domiciliari sono stati contestati i reati di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Le indagini delle fiamme gialle hanno dimostrato come il malvivente, legato ad ambienti della criminalità organizzata calabrese, si serviva di numerosi prestanome per creare piccoli supermercati, il primo individuato dai finanzieri proprio ad Altamura, sistematicamente “svuotati” durante il primo anno di attività. In particolare, gli indagati, tutti calabresi, avrebbero creato e promosso un’articolata e stabile attività, basata sulla costituzione di numerose aziende, sul territorio nazionale, di fatto gestite dal soggetto arrestato. Le aziende rimanevano operative per un periodo molto breve, il necessario per ottenere la fiducia dei fornitori. Ben presto però, dopo aver eseguito acquisti di merce per ingenti somme ed aver ottenuto pagamenti dilazionati, gli indagati facevano perdere le proprie tracce, svuotando magazzini e conti correnti.

Le indagini si sono estese anche ad altre Regioni d’Italia, Lombardia compresa, permettendo di constatare che il modus operandi del gruppo si riproponeva ripetutamente, a discapito dei fornitori, truffati per importi anche significativi e degli istituti di credito presso cui venivano accesi i conti correnti, alimentati quasi esclusivamente per contante e sistematicamente azzerati poco prima di cessare l’attività.

Fondamentale il contributo fornito dagli altri indagati, compiacenti intestatari delle società, prestanome abili nel far perdere le proprie tracce, anche loro indagati per riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. 

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