In questi giorni di luglio, vent’anni fa a Milano, in via Ojetti 66, Casa VIDAS apriva le porte alla sua prima paziente: una donna di 86 anni, malata di SLA, sola. Appena arrivata chiese un bicchiere di Bonarda. Venne accontentata.
Di quel giorno resta un racconto che negli anni è stato tramandato dentro la struttura, perché restituisce un tratto che da sempre contraddistingue l’assistenza di VIDAS: l’attenzione ai desideri delle persone, anche nei dettagli più semplici.
“Da allora - dice Giada Lonati, medico palliativista in VIDAS dal 2005 e attuale direttrice sociosantaria dell’organizzazione - Casa VIDAS ha accolto 8.939 persone, con un’età media di 77 anni, soprattutto malati oncologici ma non solo. Negli ultimi anni, in particolare, sono aumentati gli ospiti con patologie croniche gravi e degenerative, spesso anziani. Una trasformazione che riflette l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle fragilità”.
Oggi, infatti, i pazienti adulti non oncologici assistiti da VIDAS rappresentano circa il 30% del totale, con percorsi di cura più lunghi e bisogni sempre più articolati.
Da sempre l’accoglienza in Casa VIDAS non prevede alcun costo né per i pazienti né per i familiari, anche grazie al contributo del Servizio Sanitario Nazionale.
La nascita di Casa VIDAS è legata a un'esperienza che inizia nel 1982, quando l’organizzazione, fondata da Giovanna Cavazzoni, avvia a Milano l'assistenza domiciliare ai malati inguaribili.
È nelle case dei pazienti che prende forma il modello di cure palliative adottato ancora oggi: una presa in carico globale che coinvolge non solo medici, infermieri e volontari ma anche altre figure centrali per il benessere delle persone malate e delle loro famiglie, come psicologi OSS, assistenti sociali, fisioterapisti.
Con il passare del tempo emerge però una consapevolezza: non tutti possono essere assistiti a domicilio fino alla fine. In una grande città come Milano, fragilità sociale, solitudine e nuclei familiari sempre più piccoli rendono evidente la necessità di affiancare alle cure domiciliari una struttura residenziale capace di accogliere chi non può più restare da solo. Da questa esperienza nasce l'idea di Casa VIDAS.
Il progetto prende forma nei primi anni Duemila. Nel 2002 il Comune di Milano concede a VIDAS il terreno di via Ojetti in comodato gratuito per 45 anni, poco dopo esteso a 90. Due anni dopo si apre il cantiere.
Per preservare piena autonomia nel modello di assistenza immaginato da Giovanna Cavazzoni, per la costruzione del suo hospice VIDAS rinuncia a contributi pubblici e lancia una grande campagna di raccolta fondi. La risposta della città è straordinaria. Migliaia di cittadini, aziende e personalità del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo sostengono il progetto. Tra loro: Franco Baresi, Lella Costa, Carla Fracci, Piero Mazzarella, Mariangela Melato, Ottavio Missoni, Giovanni Raboni, Beppe Severgnini. Con il procedere della costruzione si aggiungono Enrico Ruggeri e Sergio Muñiz, che decide di destinare a Casa VIDAS la sua vincita all’Isola dei Famosi. Casa VIDAS viene inaugurata il 21 luglio 2006: un hospice costruito dalla comunità per la comunità.
Casa VIDAS dispone di 20 camere singole con bagno privato, tutte progettate per accogliere almeno un familiare durante la notte. L’edificio si sviluppa in due ali che convergono verso uno spazio centrale illuminato da un grande lucernario, quasi a richiamare l’immagine di un abbraccio. Terrazzi, spazi comuni e camere sono accessibili anche ai pazienti non autonomi: in tutta la struttura ci si può spostare con il letto.
La luce, i colori caldi e gli arredi contribuiscono a creare un ambiente lontano dall’idea di reparto ospedaliero. Biblioteca, stanza del silenzio aconfessionale e spazi dedicati all’incontro completano un luogo pensato per accogliere chi vive la malattia e chi gli sta accanto.
Tra le caratteristiche più apprezzate c’è la grande vasca da bagno dotata di sollevatore, che permette anche alle persone completamente immobilizzate di immergersi nell’acqua in sicurezza. Per molti pazienti significa poter fare nuovamente un bagno dopo mesi, a volte anni.
In vent’anni Casa VIDAS ha accolto migliaia di storie. Ci sono stati compleanni, matrimoni, battesimi, incontri attesi da tempo e piccoli desideri realizzati grazie all’impegno di operatori e volontari. Alcune di queste storie hanno lasciato un segno anche fuori dall’hospice. È il caso di Margherita, maestra di 53 anni ricoverata a Casa VIDAS, protagonista nel 2016 della prima unione civile celebrata a Milano insieme alla sua compagna.
La quotidianità della struttura è accompagnata da attività che favoriscono relazione e partecipazione, come musicoterapia e pet therapy. Ogni sabato mattina, inoltre, la sala comune si riempie delle note dei giovani musicisti che si esibiscono al pianoforte donato dalla famiglia di un assistito.
Negli anni, nella squadra della pet therapy sono entrati cani, conigli, porcellini d’India e perfino galline. Ma tra tutti, la più amata è Trilly, pony che da anni accompagna la vita dell’hospice e che oggi sta gradualmente passando il testimone alla collega Dolly.
Proprio Trilly è al centro di uno degli aneddoti più ricordati. Una paziente ne parlò al telefono alla figlia, che attribuì quel racconto alla malattia. Solo arrivando in hospice scoprì che non si trattava affatto di un equivoco: nei corridoi di Casa VIDAS passeggiava davvero una cavallina!
Il ventesimo compleanno è stato celebrato nei giorni scorsi insieme a operatori, volontari, donatori, pazienti, familiari e rappresentanti del Municipio 8.
A festeggiare con loro c’era anche la storica pasticceria milanese Martesana, da anni vicina all’organizzazione, che ha donato la torta dell’anniversario: una Dolce Sinfonia, tra le creazioni più iconiche della casa, con bavarese alla nocciola e mousse al cioccolato fondente.
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