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COLTIVARE MAIS IN TEMPO DI DIFFICOLTA'

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Mercoledì 22 Giugno 2022

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Coltivare il mais in un’annata critica e nello stesso tempo ottenere qualità e redditività nella produzione: oggi più che mai, in un momento storico di grande complessità dovuto sia al blocco delle esportazioni a causa delle operazioni belliche, che al gravissimo fenomeno della siccità, soprattutto nel nord Italia, Combi Mais è la risposta concreta di come si possa produrre con profittabilità straordinariamente migliore degli standard ottimizzando le risorse.

L’invasione russa dell’Ucraina sta portando a una crisi alimentare senza precedenti: dall’inflazione alle sanzioni, fino al blocco delle esportazioni, sono tutti fattori che si stanno ripercuotendo pesantemente anche sul settore agricolo, con i prezzi di pane, mangime per animali e fertilizzanti saliti come non mai, mentre Russia e Ucraina stanno chiudendo l’export – l’Italia importa tra il 15% e il 20% di mais e grano proprio dal Paese ucraino.

Ma non solo.

Si stima che a seguito del blocco delle esportazioni di Ucraina, Russia e Bielorussia siano circa 378 i milioni di chili di concime che mancheranno all’Italia per la fertilizzazione delle prossime semine.

Oggi, come non mai, diventa fondamentale mettere a punto strategie in grado di rendere il settore più competitivo, trasformando tutti questi limiti in vantaggi per gli agricoltori e aumentando l’autonomia produttiva nel nostro Paese. È la strada che da sempre persegue Combi Mais che, grazie ad un approccio innovativo, fa della multidisciplinarità il suo punto di forza, mettendo in campo una rosa di partner ognuno leader in innovazione nel proprio settore, con l’obiettivo comune di ottimizzare le risorse a disposizione senza tuttavia limitare la produzione.

Commenta Mario Vigo, presidente di Innovagri, ideatore di Combi Mais: “Il nostro protocollo è la risposta tempestiva ad una crisi senza precedenti, che deve portare assolutamente alla valorizzazione e maggior produzione del mais coltivato in Italia. È quanto mai urgente che l’Unione Europea e conseguentemente l’Italia rivedano i propri piani di approvvigionamento del settore dei cereali, oltre alla necessità di rimandare l’introduzione della nuova PAC prevista per il 2023. Sarà necessario riproporre un nuovo piano di produzione che preveda l’abolizione dei cosiddetti terreni a riposo (misura EFA) con l’obiettivo di ripristinare le produzioni cerealicole, in particolare in un Paese così produttivo come l’Italia.”

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