Sarah Sperber è il responsabile medico del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze dell’ASST di Lodi, in sigla CDCD. Il servizio si avvale del contributo e del lavoro di un team multi specialistico, in un’area segnata da numeri significativi.
Una delle più recenti stime di prevalenza della demenza nel mondo riferisce di circa 50 milioni di soggetti affetti. Un valore destinato a raggiungere i 130 milioni entro i prossimi trent’anni.
Al CDCD dell’azienda socio sanitaria risultano in carico circa 2.000 pazienti, in maggioranza donne e in età avanzata. Solo a Lodi l’accesso alla prima visita ha interessato, l’anno scorso, 500 persone.
Gli utenti del Centro? “Tutti coloro che hanno deciso di farsi valutare, indirizzati anche dal proprio medico curante, avendo percepito un deficit delle proprie capacità cognitive”, spiega la dottoressa Sperber. La deflessione può interessare, ad esempio, la memoria, l’orientamento, il comportamento, il riconoscimento delle persone e degli oggetti, l’attenzione, il linguaggio.
La “squadra” del CDCD opera per accertare il quadro patologico dei sintomi denunciati dal paziente con un esame neurologico e neuropsicologico. Valuta, poi, eventualmente, la necessità di test di neuroimaging (risonanza e tac, innanzitutto).
“Sempre più frequente, negli ultimi tempi – racconta la neurologa - l’accesso al servizio di soggetti che hanno sviluppato disturbi cognitivi, cosiddetti minori, difficili da classificare come demenza. Rappresenta il 30% della nostra utenza; il rimanente 70% comprende pazienti che già manifestano una malattia di demenza, di cui il 60% è affetto da Alzheimer, la forma di demenza più diffusa in assoluto”.
La specialista dell’ASST ricorda qualche dato epidemiologico: attualmente in Italia si stima che siano 600.000 i malati di Alzheimer, corrispondenti a circa il 20% della popolazione ultrasessantenne.
“Anche in questo ambito - sottolinea la responsabile del Centro lodigiano - riuscire a intercettare l’incipienza della malattia o i disturbi cognitivi lievi e operare precocemente sui soggetti che hanno percepito o cominciato a percepire una deflessione delle proprie capacità è decisivo perché l’intervento terapeutico o incidente sui fattori di rischio possa risultare efficace nel prevenire o ritardare, (nel 45% dei casi spiega la letteratura scientifica), l’insorgenza di una demenza”.
L’obbiettivo dl CDCD è curare con rigore la fase della diagnosi e del trattamento (che, come è noto, oggi può solo rallentare il decorso della malattia, anche se si stanno affacciando terapie innovative che agiscono sui meccanismi principali della patologia), ma anche occuparsi dell’aspetto assistenziale.
“Abbiano definito a questo proposito - dice la dottoressa Sperber - un PDTA, un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (attualmente in fase di approvazione) che si fa carico di tutte le necessità, anche medico legali, che la fragilità del paziente impone”.
Vale la pena ricordare che il team neurologico del Centro dei Disturbi Cognitivi e Demenze comprende, insieme alla sua responsabile, anche Valeria Badioni e Francesca Vignaroli, oltre alla neuropsicologa Eleonora Grossi (“il suo ingresso nella squadra ha consentito alla nostra macchina di ingranare la sesta”, fa capire Sperber) e alla case manager Giulia Guarnieri, la professionista sanitaria che coordina il percorso di cura ed è il punto di riferimento dei malati e dei loro caregiver.
Era ricoverato a San Giovanni Rotondo, in Puglia, per...
E' accaduto nel Cremonese; le forze dell’ordine stanno...
Un uomo di 57 anni di Vescovato ha improvvisamente perso...