Il gruppo di cittadini per il sottopasso ciclopedonale di via Zalli/Piermarini a Lodi - quello della Bassiana - ha consegnato nei giorni scorsi al sindaco della città Andrea Furegato, alla vice-sindaca Laura Tagliaferri, all’assessore Stefano Caserini e al presidente del consiglio comunale Antonio Uggé, due raccolte di firme che esprimono una posizione chiara, ampia e diffusa della cittadinanza rispetto all’ipotesi di apertura veicolare del sottopasso, prevista nel PUMS 2026: una lista cartacea, che oggi conta 871 firme, raccolte in loco, all’imbocco del sottopasso dai cittadini nel fine settimana; una raccolta online sulla piattaforma Change.org, che conta oggi 1.248 sottoscrizioni.
Le firme raccolte non sono una protesta episodica né circoscritta ai soli residenti della zona, ma l’espressione di una preoccupazione strutturale che attraversa generazioni, quartieri e profili sociali diversi: studenti, famiglie, anziani, sportivi, persone con disabilità, residenti e pendolari.
Nel corso delle attività di ascolto svolte al sottopasso, abbiamo riscontrato una consapevolezza crescente su un punto fondamentale: l’apertura del sottopasso non produce vincitori, ma rischia di determinare una perdita netta per la città, in termini di sicurezza, qualità urbana e credibilità delle politiche di mobilità sostenibile.
Riteniamo che la decisione di aprire il sottopasso della Bassiana non sia una misura tecnica valida perché: aumenta la capacità veicolare urbana invece di governare la domanda di traffico; incentiva gli spostamenti intrazonali in auto e quindi il traffico superfluo, in contraddizione con gli obiettivi dichiarati del PUMS; mette in competizione diretta utenti deboli e traffico motorizzato in uno spazio oggi sicuro e largamente utilizzato; sposta il problema della congestione di corso Mazzini, scaricandolo su via San Colombano e sul relativo sottopasso (già in estrema sofferenza), senza affrontare le cause strutturali del traffico urbano; non si fonda su rilievi aggiornati e su analisi strutturate, nonostante il tema sia emerso nei numerosi incontri pubblici come divisivo e meritevole di approfondimenti.
Come risulta dall’Allegato 6 – Rilievi del traffico del PUMS (2025), i rilevamenti condotti nella fase di preparazione del Piano pertinenti per la misura si limitano a piazza Zaninelli (Porta Cremona) e alla rotonda di viale Agnelli (rotonda sul passeggio che insiste sul sottopasso di via S. Colombano).
Non sono stati effettuati rilievi in corso Mazzini, in via San Colombano né nel sottopasso stesso (conteggi dei passaggi ciclo-pedonali). Le stime relative a queste direttrici sembrerebbero quindi poggiare su dati storici (PUM 2009), poco attendibili rispetto all’attuale contesto di viabilità: il quadro è infatti mutato significativamente (ad esempio per l’impatto della ciclabile su via S. Colombano). Per questi motivi, l’affermazione della bozza di PUMS secondo cui l’apertura del sottopasso alleggerirebbe corso Mazzini appare fortemente semplificata e non considera i gravi problemi di congestione già presenti su via San Colombano.
Il PUMS 2025 afferma tra i suoi obiettivi principali: i) la promozione della mobilità ciclopedonale; ii) la riduzione dell’uso dell’auto privata per gli spostamenti brevi; iii) l’aumento della sicurezza degli utenti più vulnerabili; iv) la riduzione di emissioni e congestione.
L’apertura del sottopasso della Bassiana va in direzione opposta rispetto a questi obiettivi. Aumenta il traffico motorizzato e/o lo incentiva per spostamenti interzonali, riduce l’attrattività della mobilità attiva e introduce criticità ambientali e di sicurezza in un punto sensibile della rete urbana.
Basti pensare a quanti studenti ogni mattina utilizzano a piedi o in bici il sottopasso, evitando quindi l’utilizzo della macchina (vedi le osservazioni VAS PUMS, già trasmesse via PEC il 14 dicembre 2025). Anche sotto il profilo finanziario, la mancanza di proiezioni sulle risorse necessarie per predisporre la “sperimentazione” imporrebbe un’ulteriore riflessione. Ci riferiamo ad esempio alle numerose criticità e urgenze che penalizzano fortemente la mobilità attiva, anche nelle immediate vicinanze del sottopasso: i marciapiedi di viale Rimembranze, viale Italia e via Milite Ignoto sono letteralmente impraticabili per passeggini, sedie a rotelle e persone a mobilità ridotta.
In questo contesto, appare legittimo chiedersi perché le risorse che l’amministrazione intende destinare all’adeguamento stradale per la sperimentazione non possano essere impiegate per rafforzare la raccolta e l’analisi dei dati sui flussi veicolari, ciclistici e pedonali, oggi carenti, e indispensabili per assumere decisioni informate, coerenti e realmente orientate alla mobilità sostenibile.
Alla luce del forte consenso civico espresso e delle criticità evidenziate, chiediamo all’Amministrazione: 1. di ritirare la misura dell’apertura veicolare del sottopasso della Bassiana dal PUMS, in quanto priva dei presupposti analitici necessari. Un’eventuale riproposizione della misura dovrebbe essere proposta solo dopo un’analisi ex ante dei costi e benefici, fondata su rilievi aggiornati e completi (flussi veicolari, mobilità ciclo-pedonale, sicurezza, impatti ambientali), che non sono stati effettuati nella fase di elaborazione del Piano. La sperimentazione può seguire un’analisi strutturata, non sostituirla; 2. di privilegiare realmente la mobilità attiva e la riduzione del traffico superfluo, confermando la funzione ciclo-pedonale del sottopasso come infrastruttura strategica per l’interscambio dolce tra quartieri, per l’accesso a scuole, impianti sportivi e aree verdi; 3. di trasformare il confronto pubblico finora portato avanti in una piattaforma che prenda in considerazione le raccomandazioni e richieste di tutela da parte dei cittadini, basato su dati accessibili.
Riteniamo che la credibilità del PUMS e la fiducia dei cittadini nelle politiche di mobilità sostenibile passino anche da questa scelta. Nelle more di tale raccolta informazione e analisi, i cui esiti potrebbero eventualmente integrare il PUMS in una successiva fase di revisione, chiediamo - con la forza dei numerosi cittadini lodigiani che hanno firmato le petizioni - che tale misura non venga inserita nel Piano in discussione. Una città come Lodi, per dimensione e struttura urbana, ha l’opportunità di guidare il cambiamento, non di inseguire soluzioni che appartengono a una visione superata della mobilità. Nei prossimi giorni, ci sarà una nuova fase di confronto con l’amministrazione, che auspichiamo possa portare elementi di novità e chiarezza sulla misura proposta.
Firmato: Aiello Stefania, Bardoni Bruno, Bellocchio Mario, Boerci Ferruccio, Brunati Nico, Buoni Irina, Campinoti Manrico, Carminati Elio, Cattani Lucia, Cattani Paolo, D’Agostino Sara, Dassisti Annamaria, Giacobone Giuseppe, Grassi Rossella, Peduzzi Bruno, Pides Giacomo, Antonio Vagni, Rita Zanella Luisa.
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