“La nostra Cardiologia ha registrato negli ultimi anni una costante evoluzione, in termini di attività, know-how ed esperienza clinica e supporto tecnologico. Uno sviluppo segnato da un forte spirito di squadra e da un significativo lavoro d’équipe”. A parlare così è Pietro Mazzarotto, direttore della struttura dell'Asst di Lodi, che segnala al contempo nuovi traguardi dell’offerta di salute.
In Emodinamica, ad esempio, nel trattamento di nuove patologie come l’infarto a coronarie indenni (in assenza, appunto, di lesioni coronariche), dello shock cardiogeno (una condizione ad alto rischio di mortalità, in cui il cuore non riesce a pompare il sangue a sufficienza), dell’embolia polmonare (una situazione caratterizzata dall’ostruzione improvvisa di una o più arterie polmonari).
Mario Bollati è il responsabile dell’Emodinamica. Lo specialista ricorda le 1.300 procedure all’anno sulle coronarie (quasi il 40% in più rispetto a quattro anni fa) e gli interventi che riducono la possibilità che si formino trombi cardiaci (coaguli di sangue all’interno delle cavità cardiache), la cui principale conseguenza è l’ictus.
Bollati si sofferma poi sulla gestione delle valvulopatie e ricorda che le forme più gravi “le trattiamo con il supporto della cardiologia del San Matteo, presso cui trasferiamo e operiamo i nostri pazienti per poi successivamente riportarli, in condizioni di massima sicurezza, al Maggiore e dimetterli”.
In Emodinamica l’impegno è anche sullo shock: “Ogni anno sono una quindicina – dice Bollati – i pazienti che trattiamo con il posizionamento di un dispositivo (una pompa) che aiuta il cuore a fare il suo mestiere. Se ciò non fosse sufficiente chiediamo l’intervento con ECMO (una tecnica salva vita di circolazione extracorporea) di una équipe cardiochirurgica del San Matteo (con cui abbiamo una convenzione), per creare le condizioni migliori perché il paziente possa affrontare un eventuale trapianto”.
E poi c’è la cura dell’embolia polmonare, con una procedura che permette di aspirare il trombo che si è creato nelle arterie dei polmoni.
In Elettrofisiologia, responsabile Luca Poggio, si contano circa 500 procedure all’anno di elettrostimolazione (più del doppio rispetto a quelle del 2022), con impianti di pacemaker e defibrillatori, e un centinaio le ablazioni e di studi di elettrofisiologia (praticamente assenti negli anni precedenti).
La novità è che “oggi siamo in grado di gestire – spiega Poggio - l’intero percorso della fibrillazione atriale, l’aritmia più comune: tecnologie di nuova generazione e moderni sistemi di mappaggio ci consentono di operare con maggiore precisione”.
Nelle prossime settimane, verosimilmente entro giugno, introdurremo una tecnica innovativa, l’elettroporazione, che utilizza brevi impulsi elettrici per creare pori nelle cellule cardiache anomale, causandone la morte: agisce, nella sostanza, in modo altamente selettivo e mirato, limitando eventuali danni ai tessuti sani circostanti.
“Decisivo nella nostra evoluzione - ricorda Mazzarotto – è il contributo di tutti, a partire di chi opera nell’UCC (unità di cure coronariche) di cui è responsabile Giovanni Bertazzoli, con oltre 300 ricoveri l’anno, e nell’ambito dell’imaging diagnostico. Il paziente – aggiunge il primario - può trovare così tutto ciò che è in grado di rispondere alla sua domanda di salute. Indispensabile, da questo punto di vista, l’apporto degli anestesisti e rianimatori della struttura di Gianluca Russo”.
(In foto da sinistra: Luca Poggio, Mario Bollati e Pietro Mazzarotto)
Era ricoverato a San Giovanni Rotondo, in Puglia, per...
E' accaduto nel Cremonese; le forze dell’ordine stanno...
Un uomo di 57 anni di Vescovato ha improvvisamente perso...