Sono andati prescritti i reati dei quali erano accusati gli ex dirigenti del Ministero alla Salute.
Avrebbero dovuto rispondere di mancato aggiornamento del piano pandemico, per quanto concerne l'epidemia da Covid 19.
Profonda delusione del Comitato Nazionale Familiari delle Vittime del Covid.
Ecco il comunicato diffuso dal Comitato, presieduto da Sabrina Gualini
"Lo scorso marzo, noi familiari delle vittime del Covid-19, riuniti nel Comitato Nazionale e assistiti dai nostri legali – l’avvocato Giorgia De Tomasi (rappresentante legale) e l’avvocato Eleonora Coletta (vicepresidente del Comitato) – siamo stati ammessi come parte civile nel procedimento penale contro gli ex dirigenti del Ministero della Salute: Ranieri Guerra, Maria Grazia Pompa e Giuseppe Ruocco.
Martedì 12 maggio si è tenuta a Roma la seconda udienza preliminare relativa al mancato aggiornamento del piano pandemico. Il procedimento si è concluso con la dichiarazione di prescrizione del reato.
“Abbiamo assistito a una lunga udienza, segnata da forti tensioni”, racconta Sara Asti del Comitato Nazionale. “La Gup ha vietato l'ingresso al pubblico in aula e ha proceduto al riconoscimento individuale degli assistiti, chiedendo a ciascuno di noi di alzarsi in piedi al momento della nomina da parte del rispettivo legale”.
In aula era presente anche l’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero della Salute, citato come responsabile civile. L'Avvocatura ha chiesto l’esclusione immediata delle parti civili costituite da comitati e associazioni nati dopo il 2020. Tale istanza è stata respinta sia dal Pubblico Ministero che dal Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP).
Al centro dell’udienza-fiume, durata sei ore, vi è stata l’istanza di modifica del capo d’imputazione avanzata dalle parti civili. I legali dei familiari chiedevano di contestare, oltre all’omissione o rifiuto di atti d’ufficio, anche il reato ben più grave di epidemia colposa.
La PM Giulia Guccione ha ricordato che la Procura di Roma era giunta all'imputazione coatta su ordine della GIP Anna Maria Gavoni. La stessa PM ha poi chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato di omissione, accogliendo la tesi delle difese degli imputati.
Il GUP non ha accolto l’istanza di modifica del capo d’imputazione e, al termine della camera di consiglio, ha dichiarato la prescrizione dei reati per tutti e tre gli imputati.
Nello specifico, la GUP Alessandra Boffa avrebbe potuto invitare la PM a modificare l'imputazione in epidemia colposa per omissione – estendendo così i termini di prescrizione – oppure a circostanziare meglio l'accusa. Il giudice ha invece optato per la prescrizione, facendola decorrere dal momento in cui gli indagati hanno cessato le proprie funzioni (tra il 2014 e il 2017). Essendo trascorsi più di sette anni e mezzo, il reato è stato dichiarato estinto.
Profonda è la delusione tra i familiari delle diverse associazioni presenti in aula (Comitato Nazionale, Associazione Sereni e Sempre Uniti, Sindacati di Polizia OSA e Fisi), che auspicavano il rinvio a giudizio degli imputati.
La prescrizione NON È un'assoluzione, ma rappresenta comunque un esito amaro che impone una riflessione collettiva.
Di fronte a questa decisione, come familiari ci poniamo una domanda spontanea:
Perché ammettere la costituzione delle parti civili se i termini per procedere erano già scaduti?".
Sabrina Gualini
Presidente Comitato Nazionale Familiari Vittime Covid
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