Sì o no al referendum costituzionale in tema di giustizia ?
E' la domanda che ha fatto da guida al dibattito svoltosi nel tardo pomeriggio di oggi nella sala Pertini del circolo Archinti di viale Pavia a Lodi.
Organizzato dai Giuristi Cattolici in collaborazione con l'Unitre, l'Università delle Tre Età, l'incontro a più voci è stato espressamente voluto per chiarire nei dettagli il quesito referendario, già ostico per gli addetti ai lavori - avvocati e magistrati -, ancor più per i semplici cittadini.
Ne hanno parlato, sotto la direzione di Mariagrazia Ravera, presidente dell'Unione dei Giuristi Cattolici lodigiani, quattro ospiti: Laura Pedio, procuratrice in tribunale a Lodi, Ambrogio Ceron, già presidente del tribunale di Lodi, contrari all'approvazione del referendum, Angela Maria Odescalchi e Andrea Martelli, avvocati, favorevoli all'approvazione della riforma costituzionale.
Dopo aver illustrato nel dettaglio i quesiti che modificheranno - se approvati dai cittadini - alcuni articoli della Costituzione Italiana, Mariagrazia Ravera ha lasciato la parola ai quattro relatori.
Sul nodo cruciale della separazione delle carriere all'interno della magistratura tra giudici e inquirenti - i procuratori della Repubblica -, Pedio e Ceron hanno ribadito i loro dubbi sull'efficacia di questa riforma nel rendere più veloci e agevoli i processi penali; anzi, hanno sollevato dubbi sulle eventuali prospettive di una effettiva autonomia della magistratura nei confronti del legislatore: c'è il rischio di una sudditanza del ruolo inquirente rispetto a quello politico.
Odescalchi e Martelli ne hanno invece caldeggiato l'introduzione per portare a compimento un cambiamento avviato nel 1989 con l'introduzione del processo accusatorio: è bene, secondo loro, che giudici e procuratori abbiano cammini formativi diversi oltre che funzioni distinte.
Si tratta di garantire la 'terzietà' del giudice tra accusa e difesa.
Acceso il dibattito anche sulle modifiche degli organismi direttivi interni alla magistratura: la riforma prevede due distinti Consigli Superiori - uno per i giudici e l'altro per i procuratori - con l'istituzione successiva di un Alto Consiglio per la gestione interna della magistratura.
A far scattare giudizi differenti tra favorevoli e contrari alla riforma è stato soprattutto il criterio del sorteggio nella conformazione dei tre consigli: impoverisce il ruolo della magistratura, hanno affermato i contrari, è garanzia invece di autonomia rispetto alle 'correnti' interne alla magistratura.
Unico punto che accomuna magistrati ed avvocati: l'invito a recarsi alle urne e a far valere le proprie convinzioni, tanto più che - in questo caso - il referendum costituzionale non ha 'quorum' da raggiungere.
Basta un voto in più tra favorevoli e contrari per far scattare o meno la riforma.
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