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TELE-ASSISTENZA PER I PAZIENTI ONCOLOGICI

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Venerdì 13 Marzo 2026

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Un nuovo modello di assistenza domiciliare supportata dalla tecnologia per i pazienti oncologici più fragili.

All’ospedale Maggiore di Lodi è stato avviato un progetto innovativo di teleassistenza per la gestione domiciliare dei cateteri venosi centrali inseriti perifericamente (PICC) nei pazienti oncologici over 65 in trattamento chemioterapico.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto HVAS (Hands-free Vascular Access System), che punta a migliorare la gestione degli accessi vascolari attraverso soluzioni tecnologiche avanzate e modelli di assistenza a distanza.

Al momento, in Italia, questa modalità di assistenza è attiva soltanto in due centri: l’Istituto Pascale di Napoli, dove il progetto è stato avviato lo scorso anno, e l’ospedale Maggiore di Lodi, che rappresenta attualmente il riferimento per il Nord Italia.

Il progetto lodigiano è partito nel 2026 e ha già coinvolto un primo paziente, con risultati incoraggianti sia in termini di qualità dell’assistenza sanitaria sia di comfort e qualità di vita per il paziente e il caregiver.

“La teleassistenza – spiega Gianluca Russo, direttore della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione e responsabile medico dell’ambulatorio accessi vascolari – viene effettuata da personale infermieristico appositamente formato, che supporta a distanza il caregiver nella corretta gestione del catetere venoso centrale inserito nel braccio e utilizzato per la somministrazione dei farmaci chemioterapici”.

Durante le sessioni di teleassistenza, il professionista sanitario (il responsabile infermieristico del progetto è Alessandro Cappella) guida il caregiver nelle principali procedure di manutenzione del dispositivo, come il lavaggio del catetere con soluzione fisiologica e la sostituzione della medicazione del sito di inserzione.

Il collegamento avviene tramite un visore dedicato, che consente all’operatore sanitario di seguire in tempo reale le manovre effettuate a domicilio e di fornire indicazioni e raccomandazioni affinché la procedura venga eseguita in sicurezza.

Questo modello assistenziale consente al paziente di evitare accessi ospedalieri settimanali, normalmente necessari per la manutenzione del dispositivo, riducendo spostamenti e disagi, particolarmente rilevanti per pazienti anziani e fragili.

“Il progetto – aggiunge Russo – dimostra come anche nel nostro territorio stiano prendendo forma modelli assistenziali innovativi che integrano competenze cliniche e tecnologie digitali. L’obiettivo è ampliare le possibilità di cura e assistenza domiciliare, offrendo ai pazienti più fragili servizi di prossimità sempre più efficaci e sicuri”.

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