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UNA BRUTTA PAGINA DI DISCRIMINAZIONE

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Venerdì 26 Ottobre 2018

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"In merito alle affermazioni contenute nel documento che la coalizione Maggi per Lodi ha reso noto, rileviamo con preoccupazione che "il lavoro di pensiero e di mediazione" svolto "in silenzio e senza clamori" (parole testuali) che apprezziamo nelle intenzioni, presenta aspetti a dir poco allarmanti.

La coalizione Maggi per Lodi ribadisce la condivisione dei principi sottesi al Regolamento che chiede "le corrette certificazioni a chiunque, italiani, stranieri comunitari ed extracomunitari". Si tratta di un artificio retorico, a livello comunicativo, per farsi dire: Bravi, voi sì che siete per l'equità. E invece non è così e ribadiamo che il DPCM 159/2013 prevede il principio della 'parità di trattamento', tra cittadini italiani, comunitari e non comunitari, nell'accesso ai servizi a domanda individuale. Ovvero, dichiarazione ISEE per tutti e niente altro. Sarà poi lo Stato, se lo riterrà, a fare i dovuti controlli. Quindi, le integrazioni richieste dal Regolamento comunale sono cavilli burocratici che discriminano nell'accesso ai servizi scolastici una sola tipologia di cittadini, quelli non comunitari. Se valesse il principio di equità allora si parlerebbe di rafforzare i controlli per tutti sanzionando le evasioni fiscali di tutti i cittadini, italiani e non comunitari.
Si legge nel comunicato che "ciò che non ci convince era la concreta applicazione del Regolamento nei confronti di tante famiglie di buona volontà che non erano e non sono in grado di produrre quanto viene richiesto per oggettive difficoltà". Esiste forse un'astratta applicazione del Regolamento? L'applicazione o c'è o non c'è. Ma soprattutto, cari difensori del pensiero liberale, ogni persona è di per sé soggetto di diritti, indipendentemente dalla buona volontà che dimostra. Affermare che il Regolamento non convince perché si è valutato che alcune famiglie hanno dimostrato buona volontà nell'andare a reperire i documenti e non li hanno trovati e quindi vanno facilitate, fa pensare a una sorta di paternalismo fuori tempo che lo stato democratico e di diritto ha ormai superato e non può tollerare o una applicazione imprevedibile e aleatoria che nulla ha a che vedere con quanto il Regolamento prevede. E le famiglie che non dimostrano buona volontà perchè non si sono poture recare 4 o 5 volte agli uffici preposti o perché non potevano sottrarre tempo al lavoro o perché sapevano che i documenti richiesti erano introvabili o perché non potevano permettersi un viaggio nel loro Paese? Siamo di fronte a una ulteriore discriminazione e a una strategia divisiva che differenzia le famiglie extracomunitarie non sappiamo in nome di cosa ma, soprattutto, affida alla discrezionalità assoluta (o addirittura all'arbitrio?) del Dirigente competente la decisione finale in merito all'accettazione o meno della domanda di accesso ai servizi. Il tutto in mancanza di line guida e di criteri formalizzati.
Si sottolinea che "ci siamo messi in ascolto di casi concreti [...] e siamo arrivati alla conclusione che fosse necessario un approccio diverso nei casi in cui le domande rischiavano di essere respinte non per colpa dei richiedenti". Ma tutti sono casi concreti di persone in carne e ossa vittime di discriminazione. E poi si pensa davvero che esista il caso in cui la documentazione non è reperita con concorso di colpa?
Si afferma che "si restituisce alla città un clima di serenità". A noi sembra che si stiano accentuando le divisioni e le possibili ingiustizie con questo metodo empirico del caso per caso che ignora l'universalità del diritto.

In conclusione, quali risultati concreti si sono raggiunti con “il lavoro di pensiero e di mediazione” svolto fuori dal clamore mediatico, visto che si darà risposta affermativa solo alle famiglie che si saranno recate un'ennesima volta presso la "rappresentanza diplomatica" e avranno ricevuto dichiarazione attestante l’impossibilità per quel Paese di rilasciare le certificazioni necessarie? In mancanza di alcun riscontro, o a fronte di un riscontro parziale o di difficile interpretazione, da parte delle rappresentanze diplomatiche estere, è demandata, lo ripetiamo, al Dirigente competente la valutazione positiva delle singole pratiche che, dalle certificazioni prodotte, ancorché parziali e/o imprecise, evidenzino una presumibile inesistenza di patrimonio o reddito. Tutto ciò ci lascia a dir poco perplessi per non dire spaventati.

È per tutte queste ragioni che non possiamo che giudicare negativamente quanto finora messo in campo, anche dai gruppi che fanno capo al Vice Sindaco Maggi, per chiudere questa brutta pagina di discriminazione e di iniquità. Ci sarebbe voluto ben altro per cantare vittoria".

Il Coordinamento Uguali Doveri

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