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LA CULTURA DELLA RICERCA

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Domenica 21 Dicembre 2025

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Nell’ASST di Lodi, nel 2025, sono stati venti gli studi clinici autorizzati: una buona parte di essi multicentrici, progetti cioè, a cui sono stati invitati professionisti sanitari degli ospedali dell’Azienda diretta da Guido Grignaffini.

A questo proposito, è significativo richiamare la recente istituzione in ASST di un servizio che supporta proprio l’attività dei ricercatori lodigiani: ad esempio, nella progettazione dello studio o nello sviluppo del rapporto con il Comitato Etico Lombardia 1 (a cui afferisce l’Azienda Socio Sanitaria di Lodi), l’organismo che autorizza lo studio e consente di avviare tutte le procedure necessarie da parte della macchina tecnico-amministrativa di Piazza Ospitale

Responsabile   e referente per il servizio è Greta Ghizzardi, tutor presso il corso di laurea in Infermieristica, a Lodi, dell’Università degli Studi di Milano e titolare del dottorato di ricerca in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica all’Università di Tor Vergata di Roma.

“Nei fatti - spiega la dottoressa, il cui ruolo, così come configurato, non esisteva prima – il nostro mandato è tenere le fila tra tutti gli interlocutori e i soggetti interessati e coinvolti in un progetto di studio: dare sostegno al ricercatore nella definizione degli obiettivi dell’indagine e supportarlo nella stesura del protocollo di studio. Si tratta di una collaborazione strutturale e tecnica ma anche metodologica”.

Le aspettative in questo ambito di attività sono notevoli, tant’è che nel prossimo anno, ad esempio, l’ASST di Lodi potrà accedere ad una piattaforma leader nel data repository, nel campo cioè degli archivi digitali di dati finalizzati alla ricerca scientifica.

Greta Ghizzardi ricorda che tra le unità ospedaliere maggiormente impegnate in progetti di ricerca ci sono la Cardiologia, la Psichiatria, la Neurologia, la Radiologia Interventistica, ma anche strutture come la DAPSS (la direzione aziendale delle professioni sanitarie e socio sanitarie) e servizi come il WHP (che si occupa della promozione della salute nei luoghi di lavoro) o il Risk Management.

Sono perlopiù studi osservazionali: i ricercatori studiano e analizzano fenomeni clinici ed epidemiologici senza interventi. Ci sono, però, anche studi farmacologici o trial clinici randomizzati.

L’età media dei professionisti sanitari impegnati in attività di ricerca è di 45 anni. “È un’attività cresciuta, negli ultimi anni, esponenzialmente – sottolinea Greta Ghizzardi -. Prima del 2020 venivano autorizzati in ASST circa 5 studi all’anno. Oggi sono quadruplicati. E non è poco per una azienda a cui non cono conferite cliniche universitarie”.

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