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SI RIDUCONO GLI INFORTUNI NELLE AZIENDE LODIGIANE

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Venerdì 20 Febbraio 2026

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Qualche giorno fa l’approvazione, da parte del consiglio regionale, della relazione conclusiva della Commissione regionale di inchiesta sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in Lombardia. Oggi l’analisi dei dati lodigiani fatta da Roberta Vallacchi, consigliera regionale del Pd, che, durante la discussione, ha presentato un ordine del giorno, respinto, sulla ricostituzione delle Asl con dimensione provinciale, dotate di adeguati Dipartimenti di prevenzione e Distretti, e un incremento del personale.

“Facendo un focus sui dati che riguardano la nostra provincia, se si considera il numero di infortuni rapportato ogni mille imprese, sia nel 2023 che nel 2024 le più alte incidenze di infortuni per impresa si osservano nella provincia di Lodi, oltre che di Mantova e Cremona. Sul nostro territorio ci sono stati 79,2 infortuni ogni mille imprese nel 2023 e 70,1 nel 2024. Quindi, fortunatamente, si è registrata una diminuzione, la maggiore su tutte le province lombarde, pari all’11,5%. Inoltre, l’analisi degli infortuni ogni 1000 addetti evidenzia che Lodi, assieme a Cremona e Pavia, presenta i tassi più elevati. Tuttavia, la diminuzione dei casi, tra 2023 e 2024, da 22,4 a 19,8, mette sul podio proprio Lodi con un -11.6%”, ragiona Vallacchi.

“Nell’arco di tempo tra 2019 e 2023, dal rapporto tra incidenti denunciati e numero di lavoratori per provincia e anche tra incidenti riconosciuti sempre per numero di lavoratori per provincia, a Lodi, come a Cremona e Mantova, vi sono dati più elevati rispetto alla media regionale, indicando una maggiore frequenza relativa di incidenti denunciati. E la provincia di Lodi tende ad avere i rapporti più alti. Qui si osserva, infatti, un picco generale nel 2020 seguito da un calo nel 2021 e un nuovo rialzo nel 2022. Nel giro di 5 anni, nel lodigiano gli incidenti denunciati sono passati dai 2.677 del 2019 ai 2.462 del 2023. Per converso, quelli riconosciuti sono stati 1.202 nel 2019 e 1.189 nel 2023”, spiega la dem.

“Per quanto riguarda l’incidenza rispetto ai lavoratori di nazionalità di un Paese extracomunitario, i livelli sono generalmente più elevati rispetto agli altri gruppi, un segnale coerente con la loro forte presenza in comparti produttivi più esposti al rischio, come l’industria pesante, la logistica e l’edilizia. Province come Lodi mostrano costantemente valori più alti, con un picco particolarmente evidente nel 2022. Parlando, invece, di lavoratori italiani i livelli risultano mediamente più alti di quelli dei cittadini Ue, ma inferiori a quelli degli extracomunitari. La dinamica resta comunque molto simile: il 2020 rappresenta un anno di forte crescita del rapporto tra incidenti riconosciuti e lavoratori, soprattutto in province come Lodi, mentre il 2021 segna un calo diffuso in tutto il territorio”, prosegue Vallacchi.

“L’ordine del giorno che ho presentato e che è stato bocciato, chiedeva di rafforzare in modo strutturale i servizi di prevenzione e il personale dedicato, trasformando le analisi della Commissione in interventi concreti. In particolare, il problema sta nell’esternalizzazione delle attività di vigilanza: i bandi per professionisti esterni non rafforzano in modo stabile il sistema pubblico, creano disparità e aprono potenziali conflitti di interesse. La prevenzione è una funzione centrale dello Stato e deve poggiare su personale pubblico qualificato. In una frase, la vigilanza pubblica deve essere solo pubblica. Quindi l’ente deve garantire la terzietà”, commenta la consigliera Pd.

“Negli anni la riorganizzazione sanitaria ha portato a una riduzione dei dipartimenti e delle risorse dedicate, oltre che a una chiusura delle Asl in funzione di Ats e Asst. Così, oggi, i servizi Psal, cioè di Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, operano con organici insufficienti rispetto al fabbisogno reale, con difficoltà a garantire controlli adeguati. Basti pensare che nel Piano delle regole 2024 risultava che l’organico degli Psal fosse pari a 742 unità, mentre dovrebbero essere circa 1.100. La verità è che bisognerebbe tornare alle Asl, visto che ognuna aveva un suo Dipartimento di prevenzione e personale dedicato che girava e conosceva il territorio. In questo modo anche il lodigiano riavrebbe la sua Asl e il suo servizio e la sicurezza sul lavoro avrebbe tutt’altra prospettiva”, conclude Vallacchi.

 

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