Davvero ritorna il nucleare in Italia? É vero che il posto più favorevole per le nuove centrali è lungo il Po, come ai tempi della centrale di Caorso? Davvero il “nuovo” sarà diverso dalle centrali del secolo scorso? Sarà sicuro, piccolo e “modulabile”, come promettere il governo?
Vorremmo comprendere perché si torna a parlare di nucleare, nonostante gli enormi ritardi (anche vent’anni) nei tempi di costruzione delle ultime centrali in Europa, nonostante i costi crescenti e la catena di fallimenti delle grandi imprese specializzate nella produzione delle centrali e nel ciclo dell’uranio.
E ancora: se ora il nucleare non fa più paura, come mai l’Italia non ha ancora bonificato il sito di Caorso a 36 anni dalla sua chiusura? E la società di stato Sogim non ha ancora trovato il deposito per le scorie radioattive a bassa e media attività, nonostante i miliardi già prelevati dalle bollette elettriche pagate dagli italiani? E per le scorie ad alta attività (l’uranio e il plutonio) dove le metteremo?
E infine: quale futuro per la produzione di elettricità, le rinnovabili sono insufficienti per permettere l’abbandono dei combustibili fossili entra il 2040, come prevede l’Europa? Lodi e Piacenza sono le provincie con la maggior concentrazione nazionale di centrali fossili a metano (oltre 5 mila megawatt): quanto tempo deve trascorrere per la loro chiusura e la conversione alle rinnovabili? davvero dovremo tirare in lungo per aspettare il nucleare?
Sono le domande alle quali cercherà di dare una risposta l'incontro promosso a Lodi da Legambiente; è in programma venerdì, 27 febbraio, a partire dalle 18:00, a Casa Caracol, in via Torretta.
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