Si è appena conclusa l’edizione 2026 del progetto “Pensa all’Acqua”: il format educativo di SAL dedicato alle scuole superiori del territorio, realizzato quest’anno con due classi terze dell’IIS Volta di Lodi: la 3˚D e la 3˚F del liceo scientifico, coordinate da Giusi Rossi, coordinatrice della Commissione didattica “Ambiente e Sostenibilità” dell’istituto.
Pensa all’Acqua è un format “aperto” perché nasce e prende forma di volta in volta insieme alla scuola, cucendosi intorno alle sue specificità e ai suoi obiettivi. Il titolo stesso è già un invito: prestare attenzione all’acqua partendo dall’esperienza individuale. L’acqua è quella che esce dal rubinetto ogni giorno e che, nei 60 Comuni della provincia di Lodi, SAL eroga garantendone qualità, sicurezza e controllo. Un bene che viene dato per scontato, che sorprenderebbe solo se non ci fosse.
In anni precedenti il progetto aveva coinvolto il Liceo Artistico Piazza di Lodi e il Liceo Scientifico Giovanni Gandini di Lodi. Quest’anno è toccato all’IIS Volta: un nuovo interlocutore, un nuovo punto di partenza, la stessa volontà di valorizzare l’acqua del rubinetto come alternativa sostenibile alle bottiglie di plastica usa e getta. Il percorso è iniziato a febbraio con un primo incontro in plenaria nelle classi. Gli studenti sono stati invitati a pensare all'acqua a partire dai gesti quotidiani più elementari: tirare lo sciacquone, fare la doccia, lavarsi le mani. Un punto di partenza esperienziale, che si è fatto ancora più concreto con un test alla cieca per assaggiare l'acqua e prestare attenzione al gusto.
Il cuore delle attività per gli studenti è stato il sondaggio: un'indagine empirica condotta direttamente dagli studenti delle due classi, divisi in gruppi di lavoro.
Nel periodo compreso tra il 24 febbraio e il 5 marzo gli studenti hanno somministrato un questionario cartaceo a 476 persone: un campione (non rappresentativo) suddiviso per fasce d’età (15-29 / 30-44 / 45-59 / oltre 60 anni).
Alla domanda “Che acqua bevo, di solito?”, le risposte del campione si distribuiscono come segue:
Acqua del rubinetto “tale e quale”: 146 persone (31%); Acqua del rubinetto con un “depuratore” domestico: 88 persone (18%); Acqua di rete dalla casa dell’acqua: 80 persone (17%); Acqua in bottiglia: 162 persone (34%)
Riclassificando le risposte tra acqua proveniente dalla rete idrica (rubinetto, depuratori domestici, case dell’acqua) e acqua in bottiglia, emerge che 2 persone su 3 del campione intervistato si rifornisce dalla rete idrica e, quindi, non consuma plastica usa e getta.
Agli intervistati è stato chiesto anche di indicare la principale motivazione alla base della propria scelta. Tra chi beve acqua del rubinetto, la prima motivazione è l’abitudine (37%), seguita dalla comodità (18%), dal gusto (13%), mentre sono il 10% le persone che indicano il costo contenuto, la sicurezza percepita e la consapevolezza ambientale ovvero la volontà di ridurre il consumo di plastica usa e getta.
Tra chi acquista acqua in bottiglia, la motivazione prevalente è ancora l’abitudine (40%), seguita dalla preferenza per l’acqua frizzante (18%) – un elemento che segnala una momentanea barriera strutturale al cambiamento –, dalla diffidenza verso l’acqua del rubinetto (17%), dalla fedeltà a una marca preferita (13%) e da una questione di gusto (9%).
I dati raccolti hanno costituito la base per un lavoro di analisi presentato nelle classi 3^D e 3^F rispettivamente il 20 e il 28 aprile 2026. Partendo dall’assunto che la riduzione del consumo di plastica usa e getta è un obiettivo ambientale sancito dall’Agenda 2030 (SDG n. 12), e che l’acqua del rubinetto è uno strumento concreto per perseguirlo, gli studenti hanno individuato le aree dove il cambiamento è più accessibile e quelle dove invece emergono resistenze strutturali.
In particolare, la preferenza per l’acqua frizzante – che riguarda quasi un consumatore di acqua in bottiglia su cinque – rappresenta una barriera difficile da abbattere con la sola comunicazione. Al contrario, le persone che bevono acqua in bottiglia per abitudine o per diffidenza – ma che riconoscono l’acqua del rubinetto come controllata e sicura – rappresentano un target su cui un’azione comunicativa mirata può fare la differenza.
Tre leve di cambiamento sono state identificate come le più promettenti: la comodità (scegliere l’acqua di rete è più facile, economico e immediato), la norma sociale (oltre la metà del campione già beve acqua di rete) e l’identità personale (scegliere la borraccia, per esempio, e l’acqua del rubinetto come espressione coerente di uno stile di vita).
Il progetto non si ferma qui. Nell’anno scolastico 2026-2027, “Pensa all’Acqua” entrerà in una seconda fase in cui gli studenti saranno chiamati a usare la propria creatività per ideare e realizzare azioni di comunicazione finalizzate a generare un cambiamento positivo misurabile su target ben definiti – a partire dalle evidenze emerse dal sondaggio.
Il progetto è stato curato da Lorenzo Luni e Gaia Boari dell’Ufficio Comunicazione e Sostenibilità di SAL, con il coordinamento didattico della prof.ssa Giusi Rossi dell’ISS Volta di Lodi e le insegnanti Annamaria Falco (3^LSD) e Ornella Leone (3^LSF)
“Con "Pensa all'Acqua" – dichiara Vittorio Codeluppi, presidente di SAL, - non portiamo in classe una lezione sull'acqua: apriamo uno spazio di ragionamento autentico. I ragazzi del Volta hanno raccolto dati reali, interrogato le persone intorno a loro, e poi si sono seduti a ragionare su cosa significano quei numeri. Questo è esattamente il tipo di cittadinanza attiva che vogliamo sostenere. L'acqua del rubinetto è un bene comune che SAL gestisce ogni giorno con attenzione e responsabilità: crediamo che conoscerla e sceglierla consapevolmente sia un atto concreto per l'ambiente”.
“Pensare all'acqua, un atto non usuale ma che ci permette di ragionare sugli impatti delle nostre azioni: con SAL siamo partiti da qui. – dichiara Giusi Rossi, coordinatrice della Commissione didattica “Ambiente e Sostenibilità” dell’IIS Volta. - La passione e competenza degli esperti di SAL sono stati ingredienti fondamentali per la buona riuscita di questa fase del percorso. Proposte formative di questa portata (è il caso di dire) devono poter sedimentare, necessitano di tempo ed è per questo che vorremmo proseguire con le stesse classi anche il prossimo anno scolastico, per progettare strumenti in grado di generare un cambio di passo nella nostra comunità”.
Era ricoverato a San Giovanni Rotondo, in Puglia, per...
E' accaduto nel Cremonese; le forze dell’ordine stanno...
Un uomo di 57 anni di Vescovato ha improvvisamente perso...