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KALAMOS, CRESCE LA PARTECIPAZIONE

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Lunedì 11 Maggio 2026

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Con una proposta sempre più ricca, una partecipazione in costante crescita e un pubblico eterogeneo, il Kàlamos Festival consolida il proprio ruolo tra gli appuntamenti culturali più riconoscibili del territorio lodigiano. La terza edizione della rassegna promossa dalla delegazione lodigiana dell’Associazione Italiana di Cultura Classica si è chiusa lasciando in eredità numeri, immagini e riscontri che raccontano un festival ormai atteso e riconosciuto dalla comunità lodigiana.

Per tre giorni, dall’8 al 10 maggio, Lodi e Lodi Vecchio hanno accolto una decina tra conferenze, momenti performativi, attività formative e occasioni di dialogo, incentrate sui “Cieli antichi”, filo conduttore della rassegna, pensato per riscoprire il modo in cui il mondo antico guardava al cielo come spazio di conoscenza, narrazione e riflessione sul rapporto tra uomo, destino e cosmo.

«Questa edizione – sottolinea la presidente di AICC Lodi, Piera Pesatori – segna non tanto una crescita sul piano della qualità, che ha sempre contraddistinto il livello scientifico e culturale del festival, quanto piuttosto un ampliamento della proposta. L’introduzione di una messa in scena teatrale della tragedia greca e la collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia hanno contribuito a rendere il programma più articolato e ricco, pur nella continuità con i principi e l’identità che caratterizzano Kàlamos fin dalla sua nascita».

Un’evoluzione che il pubblico ha percepito chiaramente. L’interesse attorno a Kàlamos è cresciuto in maniera evidente, così come la partecipazione agli appuntamenti. Particolarmente significativa, in questo senso, la risposta ottenuta dalla rappresentazione dell’“Elena” di Euripide nell’area archeologica di Laus Pompeia, a Lodi Vecchio, che ha richiamato diverse centinaia di persone trasformando il sito storico in un teatro sotto le stelle, in un’atmosfera di forte suggestione.

«La grande affluenza registrata durante lo spettacolo teatrale – osserva ancora Pesatori – ci ha restituito un’immagine molto forte della capacità che il teatro classico continua ad avere nel parlare al presente. È stata una novità assoluta per il festival, molto apprezzata, anche grazie al dialogo con uno spazio di straordinario valore storico e archeologico come quello di Laus Pompeia».

Il bilancio positivo riguarda l’intero impianto della manifestazione. AICC evidenzia infatti che il festival sta progressivamente centrando l’obiettivo di rendere la cultura classica accessibile e coinvolgente anche per pubblici lontani da questo tipo di formazione.

«Uno degli aspetti che ci ha colpito di più – prosegue la presidente – è stato il ritorno ricevuto da persone che non hanno una formazione classica o che si sentivano inizialmente distanti da queste proposte culturali. Molti ci hanno detto di essersi sentiti accolti e di essere riusciti comunque a cogliere suggestioni, riflessioni e stimoli. Altri hanno definito questi incontri occasioni capaci di aprire la mente, di interrompere la quotidianità e di aiutare a ritrovare un contatto con temi alti e con il senso del bello».

Riscontri che, per l’associazione, assumono un valore ancora più significativo considerando la natura stessa dei contenuti proposti. «Ci fanno sentire utili – aggiunge Pesatori – e non è affatto scontato quando si parla di temi, testi e vicende accaduti più di duemila anni fa. Significa che la cultura classica non è una passione coltivata per pochi o chiusa in ambienti specialistici, ma può ancora diventare esperienza viva, condivisa e contemporanea».

Tra gli elementi che testimoniano la crescita della manifestazione c’è il coinvolgimento delle scuole e degli studenti. Sono stati 35 i giovani inseriti nei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro che hanno collaborato attivamente all’organizzazione, contribuendo alla gestione degli eventi e vivendo un’esperienza diretta sul campo.

«Anche la partecipazione degli studenti è aumentata – evidenzia Pesatori – e questo ci dice molto sull’apprezzamento delle esperienze formative che proponiamo, se presentate alle nuove generazioni in modo aperto, serio e coinvolgente».

Il festival, nato tre anni fa come scommessa culturale, appare oggi una realtà consolidata nel panorama lodigiano. «Abbiamo la sensazione – conclude la presidente di AICC Lodi – che ci siano persone che ormai aspettano Kàlamos. Questo significa che il festival è diventato un appuntamento riconosciuto e atteso. A Lodi consideriamo la scommessa vinta. Kàlamos ha creato un dialogo vivo con la comunità e vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno già dimostrato sensibilità e attenzione verso il festival – enti, aziende, associazioni. La nostra ambizione è continuare ad allargare il progetto, con il sostegno del territorio e degli sponsor, per portare il festival sempre più fuori dai confini locali».

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