Domenico è un cinquantanovenne lombardo, affetto da sclerosi multipla. A seguito dell’aggravarsi dei sintomi e delle sofferenze provocate dalla patologia da cui è affetto dal 2009, a novembre scorso ha fatto richiesta alla propria azienda sanitaria per la verifica delle condizioni previste dalla “sentenza Cappato/Antoniani” per poter accedere al “suicidio assistito”.
Da quel momento, però, nonostante tutte le visite mediche a cui è stato sottoposto, non ha ancora ricevuto un riscontro dalla ASL. Non sa ancora, quindi, se secondo l’azienda sanitaria possiede tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito. Ma la malattia continua a progredire e i sintomi a peggiorare.
Domenico riesce a stento a muovere soltanto la mano sinistra, avvertendo inoltre dolori insopportabili in tutto il corpo; è assistito quotidianamente dai suoi caregivers per l’espletamento di ogni attività quotidiana. Senza la loro assistenza non potrebbe provvedere ai suoi bisogni, e morirebbe di stenti, in preda ad atroci sofferenze. Viene sottoposto a clisteri e manovre di evacuazione manuale, assume una copiosa terapia antalgica e farmaci antitrombotici al fine di prevenire la recidiva di una trombosi polmonare, che l'aveva già colpito in passato.
Per questo, assistito dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dalla Segretaria nazionale FIlomena Gallo, dopo numerosi solleciti non andati a buon fine, ha presentato il 30 marzo scorso, verso la ASL, una diffida ad adempiere in cui richiede l’urgente conclusione della procedura di verifica delle sue condizioni.
“Sono ormai una quindicina di anni che mi è stata diagnosticata una forma di sclerosi multipla - dice in proposito Domenico -; negli anni la malattia è peggiorata a tale punto che riesco a stento a muovere solo la mano sinistra e i dolori sono ovunque e insopportabili. Da oltre sei mesi aspetto una risposta dalla ASL competente alla mia richiesta di avere una degna morte volontaria, e francamente ho quasi del tutto perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione. In sintesi sono ormai anni che convivo con dolori non più tollerabili, con la consapevolezza della progressiva e inesorabile aggressione della malattia: non c’è più niente che mi dia stimolo a continuare a vivere, sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono oramai a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza.”
“Il trattamento subito da Domenico - dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato - è in palese violazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, secondo cui la risposta alle persone che chiedono la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito deve arrivare in tempi celeri e con procedure chiare. Le linee guida approvate dalla Regione Lombardia avrebbero dovuto garantire tempi certi e uniformità procedurale. Assistiamo invece a grandi differenze tra le diverse aziende sanitarie e ritardi che costringono le persone malate ad affrontare ulteriori sofferenze e ad avviare azioni legali per vedere riconosciuti diritti già affermati dalla Consulta. Per questo proseguiamo la raccolta firme sulla proposta di legge regionale ‘Liberi Subito’, per garantire procedure certe, trasparenti e rispettose delle scelte delle persone”.
Intanto, a livello nazionale, l’Associazione Luca Coscioni insieme al Comitato promotore del disegno di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale per legalizzare tutte le forme di fine vita (depositato il 15 luglio 2025 con oltre 74.000 firme raccolte in due settimane) chiede formalmente al Senato di calendarizzare la discussione del testo in Aula, come da regolamento del Senato secondo cui l’esame in Commissione dei disegni di legge di iniziativa popolare debba concludersi entro tre mesi dall’assegnazione e che, decorso tale termine, il testo sia “iscritto d’ufficio nel calendario dei lavori dell’Assemblea”.
“L’iniziativa legislativa popolare non può essere svuotata attraverso il protrarsi indefinito dei lavori in Commissione. Il Regolamento del Senato prevede una garanzia precisa introdotta proprio per assicurare un esame effettivo delle proposte sottoscritte dai cittadini. Chiediamo il rispetto delle disposizioni regolamentari vigenti e un confronto istituzionale sul corretto esercizio delle prerogative previste dalla Costituzione e dal Regolamento del Senato”, concludono Filomena Gallo e Marco Cappato.
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