Ventotto posti letto (18 a Lodi e 10 a Codogno) con circa 700 ricoveri all’anno e una rete ambulatoriale distribuita nei quattro presidi dell’Azienda Socio Sanitaria. E’ la struttura di Oncologia, diretta da Giovanni Ucci: si occupa di tumori solidi ed ematologici.
“Su quest’ultimo versante - ricorda il primario che è anche Direttore del Dipartimento Medico dell’ASST- abbiamo una tradizione che si è consolidata nel tempo. Oggi il 20% della degenza interessa malati di leucemia, linfomi, mieloma. In reparto – aggiunge - sono organizzate per loro stanze a bassa intensità batterica”. Ucci richiama, al riguardo, anche i dieci trapianti di midollo che si eseguono, in media, nel corso di un anno, con la collaborazione del San Matteo che si occupa, per l’ospedale di Lodi, della raccolta e della conservazione delle cellule staminali.
L’organizzazione della macro attività ambulatoriale prevede la somministrazione dei farmaci. A Casalpusterlengo, in Casa della Comunità, dallo scorso anno si erogano servizi quali il lavaggio e la gestione degli accessi vascolari di tutti i pazienti oncologici territoriali dei comuni del basso lodigiano e la somministrazione di alcune terapie orali non complesse per malati con tumore prostatico e mammario. La figura chiave di questo modello è l’Infermiere di Comunità specificamente formato, capace di rilevare nel paziente sintomi, manifestazioni anomale, eventuali alterazioni di alcuni parametri che devono essere riferite tempestivamente all’oncologo curante, con il quale l’IFeC è in stretto contatto.
“In degenza – sottolinea il dottor Ucci – ospitiamo pazienti che registrano complicanze terapeutiche o con patologia in fase molto avanzata. Tra i tumori che hanno bisogno di maggiore degenza ci sono quelli ematologici e quelli solidi fortemente sintomatici e ad alta aggressività (il tumore del polmone, ad esempio, o del pancreas).
Decisiva è la collaborazione fra oncologi e palliativisti. “Una percentuale tra il 35 e il 40% dei tumori molto avanzati - osserva lo specialista – viene presa in carico dalle cure palliative perché non ci sono più cure attive utili, perché l’ospedale non può più dar loro ciò di cui hanno bisogno, nella fase terminale della propria malattia”.
Insieme oncologi e professionisti delle cure palliative condividono con la famiglia quale sia il percorso più adeguato per il paziente: l’hospice o il domicilio assistito, se ci sono condizioni ambientali che lo consentono. E’ un aspetto doloroso da affrontare ma che pure è parte integrante della mission dell’oncologia.
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