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TRENI: ANCORA DISSERVIZI NEL LODIGIANO

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Mercoledì 17 Giugno 2026

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“Quella del 16 giugno è stata l’ennesima giornata nera per i pendolari del Lodigiano, una giornata che però purtroppo non rappresenta un’eccezione. Cancellazioni, ritardi, coincidenze saltate e informazioni insufficienti continuano a creare pesanti disagi a centinaia di persone che ogni giorno utilizzano il treno per raggiungere il posto di lavoro o di studio”: così la consigliera regionale del Partito Democratico Roberta Vallacchi sui problemi delle linee ferroviarie del territorio.

“Già dal mattino la circolazione era stata condizionata dai lavori programmati a Secugnago. Successivamente, il ritrovamento di un ordigno bellico nella stazione di Melegnano ha comportato la sospensione del traffico ferroviario sulla linea Milano-Piacenza, con ripercussioni che si sono protratte per gran parte della giornata. A tutto questo si sono aggiunti cancellazioni e ritardi che hanno colpito in particolare i collegamenti tra Codogno, Lodi e Milano, lasciando molti viaggiatori senza indicazioni chiare sulle alternative disponibili” spiega Vallacchi.

Per la consigliera dem, il problema non riguarda soltanto gli imprevisti che possono verificarsi sulla rete ferroviaria, ma soprattutto la capacità di gestirli. “Le emergenze possono accadere, ma non è accettabile che i pendolari si trovino puntualmente senza informazioni tempestive e senza servizi sostitutivi adeguati. Troppo spesso chi viaggia scopre cancellazioni e variazioni solo una volta arrivato in stazione, oppure attraverso canali informali”.

Vallacchi richiama infine la necessità di affrontare le criticità strutturali della direttrice Milano-Lodi-Codogno. “I continui disagi dimostrano quanto sia fragile il sistema ferroviario di questa parte della Lombardia. Finché non si interverrà sulle infrastrutture e non si migliorerà il coordinamento tra Regione, RFI e Trenord, ogni guasto, cantiere o emergenza continuerà a trasformarsi in una giornata di caos per migliaia di cittadini”.

In particolare, la consigliera si riferisce al tratto tra Lodi e Tavazzano, dove i treni veloci e a lunga percorrenza viaggiano sugli stessi binari dei suburbani, anziché su una linea dedicata. “Quando si verifica un problema sulla linea veloce, o un’emergenza come quella di lunedì, i convogli vengono dirottati sulla linea lenta. Per fare spazio si cancellano i treni suburbani e il conto lo pagano sempre gli stessi: le stazioni di Tavazzano, San Zenone al Lambro, Melegnano, San Giuliano e San Donato Milanese restano senza treni. Parliamo di un bacino stimabile in circa 100mila abitanti del Sud-Est milanese e del Lodigiano che, per raggiungere Milano, dipendono quasi esclusivamente dalle linee S1 e S12”.

“A complicare il quadro – prosegue Vallacchi - c’è il calendario dei lavori di RFI, che sono concentrati in poche settimane su un territorio già fragile: fino ai primi giorni di luglio sono previsti cantieri nelle stazioni di Secugnago, Tavazzano (dal 17 al 21 giugno) e Codogno (dal 22 al 25 giugno e dal 30 giugno al 2 luglio). Le linee coinvolte sono le stesse che già lunedì hanno sofferto: la Piacenza–Lodi–Milano, la S1 Saronno–Lodi, la S12 Melegnano–Milano Bovisa–Cormano e i collegamenti Mantova–Cremona–Codogno–Milano”.

“Si tratta di lavori importanti che vanno fatti, ma la questione riguarda la gestione dei disagi che ne derivano - sottolinea la consigliera dem - I pendolari di questo territorio chiedono cose semplici: poter contare su un servizio che funzioni nei giorni normali e che regga negli imprevisti. Regione Lombardia deve fare la sua parte, pretendendo da RFI e da Trenord una pianificazione seria e smettendo di usare i lavori sulla rete come giustificazione per un servizio che troppo spesso non funziona nemmeno quando i binari sono liberi”.

“Se oggi ci troviamo in questa situazione è anche per precise responsabilità politiche - conclude Vallacchi -. Il centrodestra che governa la Lombardia da oltre trent’anni non ha mai considerato il trasporto pubblico una vera priorità strategica e questo si riflette nella qualità del servizio e nella gestione delle infrastrutture. Non basta intervenire sull’emergenza: servono investimenti seri, programmazione e una visione di lungo periodo che metta finalmente al centro i pendolari e il diritto alla mobilità”.

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