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ECOWATT: TORNA IL PERICOLO AMPLIAMENTO

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Lunedì 29 Giugno 2026

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"La decisione del TAR di venerdì scorso 26 giugno, ha dato torto a Ecowatt-Itelyum sui risarcimenti e sul Piano territoriale, ma ci ha riportato indietro di un anno e mezzo, all’apertura della conferenza di servizio e all’indizione dell’inchiesta pubblica.

Noi associazioni avevamo proposto alla Provincia l'inchiesta pubblica come strumento di partecipazione e supporto tecnico e scientifico alla decisione: la Provincia di Lodi aveva giustamente avviato la sua costituzione a gennaio 2025 e Regione, Provincia e Comune di Castiraga Vidardo avevano indicato i tecnici di fiducia.

Il TAR ha confermato il diritto di Ecowatt-Itelyum di richiedere l’autorizzazione al nuovo mega inceneritore da 154.000 tonnellate, ma non certamente a vederselo autorizzato. Ora è facoltà della Provincia ricorrere al Consiglio di Stato per cercare di modificare anche la parte della sentenza favorevole all’industria, ma noi dobbiamo essere pronti a supportare al meglio un parere tecnico e ambientale contrario da parte dell’autorità competente, cioè della Provincia.

Noi di Legambiente, al pari di tutte le altre associazioni, le forze sociali e politiche siamo chiamati a mandare i nostri pareri motivati e chiedere che vengano acquisito agli atti anche quelli di altre istituzioni, esperti e scienziati favorevoli all’economia circolare, all’ambiente e alla salute pubblica, anche se non partecipano ufficialmente alla Conferenza dei servizi.

Mercoledì 1 luglio sera si riunisce il circolo Legambiente di Lodi per cominciare a preparare l’elenco dei pareri che l’organo tecnico collegiale che conduce l’inchiesta pubblica dovrebbe a nostro psrere acquisire per giungere entro 3 mesi alla relazione conclusiva.

Quali le ragioni della nostra completa contrarietà anche alla proposta di Ecowatt-Itelyum, pur corretta in corsa nell’inverno dell’anno scorso?

La proposta di sostituzione della attuale linea dedicata ai rifiuti assimilabili agli urbani con una nuova di potenza maggiore (54.000 tonnellate) è la prima proposta da respingere senza appello: neppure l’impianto attuale di Ecowatt è previsto nella pianificazione regionale e la capacità degli altri 14 inceneritori lombardi è ben superiore alla nostra necessità: la nostra regione importa un milione di tonnellate di rifiuti solidi assimilabili, biomasse, dalle’Italia e persino dall’estero. Anzi, chiediamo che venga chiusa anche la piccola linea esistente: nel 2024 ha bruciato appena 11.000 tonnellate, occupato appena 6 dipendenti e creato puzze e fastidi alla comunità, come appurato anche dalla relazione Arpa sulle molestie olfattive.

Sulla richiesta di altre due nuove linee di incenerimento massivo per circa 100.000 tonnellate che comprendono quasi tutte le tipologia di rifiuti industriali (esclusi radioattivi): circa 300 tipologie di rifiuti. Si potevano trattare persino i rifiuti inerti, fanghi di depurazione che debbono essere riciclati (come i fosfati, materiali critici), terre ed alcuni metalli, persino quel che non brucia. Tanto che Italyum, accortosi dell’errore ha ridotto le tipologie che inizialmente erano oltre 400.

Tutte queste tipologie di rifiuti prevedono tipologia di impianti di trattamento diversificati: persino gli inceneritori esistenti in Lombardia ed Europa sono in genere idonei a trattarne alcuni e non altri. Si tratta quindi di rifiuti per i quali, in contrasto con il principio di prossimità, esiste un mercato continentale, se non mondiale. La Lombardia ne importa e ne esporta milioni di tonnellate.

Ci opponiamo anche a questa proposta di inceneritore per rifiuti industriali pericolosi perché contraddice i principi delle norme italiane ed europee di economia circolare, non spreco, differenziazione, riciclaggio e trattamento dei rifiuti. Le leggi prevedono infatti di recuperare e riciclare la maggior parte dei rifiuti, specie industriali, minimizzando il ricorso alle discariche e all’incenerimento perché, entrambi i sistemi, impediscono il riuso e riciclo dei materiali. Trattare e bruciare, tutti insieme, 300 codici di rifiuti, recuperabili o meno, combustibili o meno, non si può più fare. Per non sprecare, soprattutto materiali critici, ma anche materie prime e energia.

infine, bruciare tutto insieme in una delle provincie più inquinate d’Italia e d’Europa, importando rifiuti da altre regioni e persino dall’estero, è sbagliato. Siamo una delle provincie d’Italia con le maggiori emissioni di CO2 per unità di superficie e pro capite, una di quelle dove le sostanze inquinanti nell’aria permangono per giorni (vedi indicatori qualità dell’aria), presso una delle autostrade più frequentate, saremmo tenuti a ridurre gli inquinanti più diffusi di diverse volte: in alcuni casi dimezzare, come per il particolato e gli ossidi d’azoto, in altri di un ordine di grandezza, come le emissioni di carbonio. Perché allora aggiungere la combustione di 154.000 tonnellate di rifiuti, in gran parte di origine fossile (petrolio o che richiedono nuovo petrolio e metano per essere nuovamente prodotti)?

Ci rendiamo conto che quest’ultimo argomento può essere considerato da alcuni (come Itelyum) ambientalmente e sanitariamente debole: diranno “siete già inquinati, un aumento trascurabile delle emissioni dovute all’inceneritore, non peggiorerà significativamente l’ambientale e la durata della vita dei lodigiani”.

E no, non siamo d’accordo. Proprio poiché dovremmo ridurre di 10 volte l’inquinamento dell’autostrada del Sole e delle centrali elettriche (2.700 megawatt) non capiamo perché dovremmo aggiungere 154.000 tonnellate di rifiuti di importazione da bruciare".

Circolo Legambiente LodiVerde APS - Andrea Poggio 

 

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