Con un anticipo storico è scattata la vendemmia in Lombardia, spinta dal grande caldo che ha accelerato la maturazione dei grappoli, mentre la siccità rappresenta un’incognita per le rese.
Lo afferma la Coldiretti regionale in occasione dell’avvio delle operazioni in provincia di Pavia, maggiore area vitivinicola della regione, presso l’azienda agricola De Filippi a Oliva Gessi.
L’inizio della raccolta a luglio in Oltrepò pavese rappresenta un fatto eccezionale per un territorio dove generalmente le operazioni scattavano dalla prima decade di agosto. Una situazione che fotografa la realtà di un cambiamento climatico che è ormai diventato un fattore strutturale, di cui i viticoltori sono costretti a tenere in considerazione nelle strategie aziendali.
Con il taglio dei primi grappoli di Chardonnay per basi spumante l’Oltrepò pavese inaugura la vendemmia in Italia, con una campagna che a livello nazionale sarà spalmata su un arco di quasi cinque mesi.
Mai come quest’anno risulta difficile fare previsioni quantitative su una stagione produttiva che per le aziende rappresenta una vera e propria sfida enologica, anche in considerazione della concentrazione zuccherina che le temperature record e la siccità stanno per ora determinando nelle uve. Sembra, invece, al momento scongiurato il rischio peronospora, con una qualità che si annuncia in generale eccellente.
Assieme a caldo e siccità sulla vendemmia 2026 pesa anche l’incognita maltempo, con la grandine che ha già colpito a macchia di leopardo anche alcune aree localizzate della Lombardia, con effetti che si potranno stabilire solo a operazioni ultimate. Determinante, inoltre, sarà l’evoluzione climatica dei mesi di agosto e settembre.
Fattori che si sommano a un periodo già complesso per il settore, gravato dal peso della burocrazia, dall’aumento dei costi di produzione legato alle tensioni geopolitiche e dalle guerre commerciali, dalle difficoltà a reperire manodopera specializzata per la vendemmia, senza dimenticare i cambiamenti delle abitudini di consumo.
Nonostante ciò, il vino resta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale.
In Lombardia sono oltre 20 mila gli ettari vitati, destinati per oltre il 90% a produzioni di qualità grazie a 5 DOCG, 21 DOC e 15 IGT. Le aziende vitivinicole attive sono quasi 3 mila e garantiscono lavoro stabile a circa 6.500 addetti, a cui si aggiungono migliaia di lavoratori stagionali.
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