Ottanta segnalazioni di disagio e 66 prese in carico. Solo due numeri per sottolineare i risultati positivi del Piano Caldo 2026, che si inquadra all’interno del Piano Caldo che è stato promosso da ASST di Lodi e progetto S.I.L.V.E.R.
Grazie alla collaborazione tra Ets, infermieri di famiglia e partner del territorio, il Piano Caldo ha promosso azioni a vantaggio degli over 65, categoria particolarmente a rischio, promuovendo un modello di intervento basato sull'integrazione socio-sanitaria e sulla prontezza di risposta territoriale, che si è rivelato davvero vincente.
Il Piano Caldo 2026 ha rappresentato uno strumento fondamentale per la gestione delle fragilità socio-assistenziali sul territorio tra giugno e agosto 2026. L'obiettivo primario dell'iniziativa è stato quello di prevenire le complicanze legate alle ondate di calore, favorire la continuità delle cure nel passaggio dall'ospedale al domicilio e contrastare il fenomeno dell'isolamento sociale tra la popolazione anziana.
L'accesso al Piano Caldo si è articolato su due filoni guida principali. Da un lato favorire le dimissioni protette territoriali (61 casi, pari al 92,4%), che si confermano la colonna portante della programmazione estiva. Il modello organizzativo ha consentito di accompagnare il rientro a casa del paziente fragile dimesso dalle strutture ospedaliere, evitando nuovi interventi impropri ed evitando contestualmente interruzioni nell'assistenza. Dall’altro, grazie al Progetto S.I.L.V.E.R., sono stati seguiti 5 casi (pari al 7,6%) di situazioni di fragilità cronica segnalate direttamente dai servizi locali, con una presa in carico territoriale. Il principale snodo per l'intercettazione dei bisogni e il raccordo tra ospedale e territorio è stata la Centrale Operativa Territoriale (COT ASST Lodi), da cui è arrivato oltre il 78% delle segnalazioni complessive, pari a 52. Il 22% delle segnalazioni sono pervenute dai Servizi Sociali dei singoli Comuni (10) e dalle richieste spontanee della cittadinanza (3), dato significativo che dimostra anche la necessità di una struttura di raccordo che raccolga anche le segnalazioni che ASST Lodi non riesce a tracciare e che evidenziano la presenza di fragilità sociosanitarie provenienti anche da altre realtà ed ASST limitrofe.
La collaborazione attraverso il Piano Caldo ha garantito una copertura capillare dell'intero Lodigiano, integrando le risposte dei singoli Comuni e organizzando l'assistenza nel territorio di Lodi (15 utenti in città, 13 nei comuni limitrofi), del Basso Lodigiano (23 utenti) e dell’Alto Lodigiano (13 utenti).
Il target di utenza intercettato dal Piano si caratterizza per una spiccata prevalenza di popolazione anziana e grande anziana. L'età media rilevata tra i beneficiari è pari a 81,5 anni, con una forbice che varia dai 49 anni nei casi di disabilità precoce sino ai 96 anni. Oltre il 75% dei soggetti assistiti ha più di 77 anni, a testimonianza di come l'invecchiamento e la multimorbilità costituiscano la causa principale di vulnerabilità durante i mesi estivi.
Dal punto di vista della rete familiare e sociale:
circa la metà dei beneficiari (51,5%) ha potuto contare sull'affiancamento di un caregiver informale o familiare;
oltre un quarto del campione (27,3%) ha vissuto in una condizione di marcato isolamento sociale, dove l'assenza di reti di supporto parentali ha reso indispensabile la presenza degli operatori del Piano Caldo.
La quasi totalità delle risposte attivate ha previsto dopo un primo orientamento l'erogazione di Servizi di Assistenza Domiciliare (SAD) al domicilio dell'utente, finalizzati alla cura della persona, al supporto igienico-sanitario e all'aiuto nella gestione domestica quotidiana. In alcuni casi complessi, la prestazione di base è stata integrata con l'intervento di figure infermieristiche o l’orientamento ai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA). L'ASST, nell'ambito delle iniziative a sostegno della popolazione fragile promosse da Regione Lombardia e ATS Milano, dal 12 luglio al 15 settembre scorso ha attivato anche un Cold Spot nella Casa di Comunità di Lodi.
Il Cold Spot è stato un punto di accoglienza territoriale climatizzato e sicuro per offrire una prima valutazione medica ed infermieristica, intercettando casi a bassa complessità legati alle ondate di calore, allo scopo di ridurre gli accessi impropri in Pronto Soccorso. Inoltre il personale infermieristico (IFeC) delle cinque Case di Comunità della Provincia di Lodi ha svolto un lavoro di intercettazione attiva delle fragilità contattando telefonicamente 5.500 pazienti identificati e stratificati da ATS sulla base del rischio clinico. Questo percorso ha consentito di garantire il monitoraggio della popolazione fragile e di attivare una presa in carico mirata sulla base dei bisogni clinico-assistenziali rilevati.
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