"Utopia", alla lettera, significa "non-luogo": un altrove che non esiste, un sogno destinato a restare tale. Esistono però utopie che non fuggono dalla realtà, ma la abitano e la trasformano, con la tenacia di chi non si arrende e il lavoro paziente di chi prova a renderle possibili. Sono le ragionevoli utopie ed è da qui che prende le mosse l’edizione 2026 di INCONTRO, il Festival culturale di VIDAS, che dal 16 al 18 ottobre torna al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo).
Giunto alla quinta edizione e ormai appuntamento fisso per la città, il Festival – dedicato quest'anno ai fondatori di VIDAS, Giovanna Cavazzoni e Alberto Malliani – propone una riflessione sul presente che viviamo, attraversato da paure e disillusione, e lo fa restituendo all'utopia il suo significato più concreto.
“Un'utopia intesa come esercizio concreto di responsabilità, immaginazione e cura, che prende forma nei gesti quotidiani e nella capacità di costruire nuovi orizzonti di senso. È proprio così che è nata VIDAS: una ragionevole utopia, un'intuizione diventata pratica, un impegno che da oltre quarant'anni difende il diritto alla dignità della persona, fino alla fine. Nell'incontro, nell'ascolto e nell'accogliere, l'utopia diventa esperienza condivisa: il primo passo per immaginare il futuro” dichiara Raffaella Gay, direttrice comunicazione istituzionale e discipline umanistiche di VIDAS.
Sul palco di INCONTRO si alterneranno oltre 30 ospiti, tra le voci più autorevoli della cultura italiana – dalla filosofa e scrittrice Maura Gancitano al filosofo della scienza Telmo Pievani, dallo psicoanalista Massimo Recalcati al teologo Vito Mancuso, dalla filosofa e scrittrice Ilaria Gaspari allo scrittore Raffaele Alberto Ventura, dalla neuroscienziata Michela Matteoli al giornalista Domenico Iannacone – per un fine settimana di conversazioni, laboratori e performance che intrecciano pensiero, emozione e partecipazione.
Il programma completo di INCONTRO è disponibile su vidas.it
L’ingresso è libero con prenotazione per i singoli incontri.
Il Festival culturale di VIDAS è anche uno spazio di esperienze. Per tutta la sua durata, il pubblico potrà visitare due mostre. Semplicemente, vita – in collaborazione con Federazione Cure Palliative – raccoglie i ritratti del fotografo Guido Harari, realizzati in tre hospice italiani, tra cui Casa VIDAS: un invito a guardare davvero la persona, oltre la malattia, restituendole identità e dignità. La mostra Utopie possibili - Dove il futuro prende forma presenta invece una selezione di opere dei giovani artisti che hanno partecipato al concorso promosso da VIDAS con l’Accademia di Belle Arti di Brera e Casa degli Artisti: visioni in cui la fragilità diventa immaginazione e possibilità di futuro.
INCONTRO ospita inoltre After/Dopo, il percorso installativo della compagnia Effetto Larsen, ideato e condotto da Matteo Lanfranchi e aperto per tutta la durata della manifestazione. A partire da un'unica, radicale condizione – immaginare di non esserci più – i visitatori sono invitati a lasciare una traccia intima e anonima, dando vita a un rituale collettivo di riflessione su ciò che di noi resterà, e sul valore del presente.
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