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CHIRURGIA VASCOLARE: ESCLUSO IL MAGGIORE DI LODI

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Lunedì 28 Settembre 2026

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Con una delibera dell' agosto scorso, la giunta regionale lombarda ha istituito la nuova ‘Rete regionale della chirurgia vascolare’, ridefinendo il modello organizzativo per la presa in carico della malattia aortica acuta e cronica e articolando i centri autorizzati in tre gruppi sulla base di requisiti clinici, organizzativi e tecnologici.

Uno di questi requisiti è la soglia di almeno 30 interventi annui. Dunque, dal 1° gennaio 2027 le strutture pubbliche e private accreditate non incluse in uno dei tre gruppi non potranno più erogare, a carico del Servizio sanitario regionale, le prestazioni relative al trattamento della patologia aortica.

“Siamo rimasti letteralmente senza parole quando abbiamo scoperto che tra queste strutture figura l’ospedale Maggiore di Lodi, la cui unità operativa di Chirurgia vascolare rappresenta un punto di riferimento per l’Asst Melegnano Martesana e opera in convenzione con centri come Niguarda e San Matteo di Pavia per i casi più complessi”, dicono Roberta Vallacchi e Andrea Ferrari, consigliera regionale e segretario provinciale lodigiano del Pd.

Per questo motivo, Vallacchi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta all’assessore regionale Guido Bertolaso in cui chiede di sapere i motivi della decisione.

“Nel testo facciamo presente che, secondo i vertici dell’Asst di Lodi e dell’Ordine dei medici, emergerebbe una difformità tra i volumi di attività rilevati da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e quelli effettivamente registrati dalla struttura: per il 2024, 14 interventi di chirurgia aortica conteggiati a fronte di 31 interventi risultanti dai dati aziendali. Non solo: nel gruppo a cui dovrebbe appartenere l’ospedale di Lodi vi sono anche quelli di Cremona e Sondalo, anche se non raggiungono la soglia dei 30 interventi annui, per una questione geografica. Ma questo, secondo noi, deve valere anche per Lodi. Infine, questa scelta potrebbe determinare un maggiore afflusso di pazienti verso i centri hub, con possibili ricadute sui tempi di accesso alle cure”, spiegano ancora i dem.   

“Per questo nell’interrogazione chiediamo se, alla luce delle criticità evidenziate, l’assessore intenda rivedere le decisioni assunte; quali percorsi siano previsti da gennaio per la gestione dei pazienti con patologia aortica acuta e urgente del territorio lodigiano; verso quali strutture saranno indirizzati questi pazienti, in che modo e con che tempi; se sia stata effettuata una valutazione circa l’impatto di questi trasferimenti sulla sicurezza e sulla prognosi dei pazienti”, concludono Vallacchi e Ferrari.

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