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DATA CENTER: LA LEGGE NON VA BENE

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Martedì 06 Ottobre 2026

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“Noi lo avevamo detto, ma, come sempre, non siamo stati ascoltati e adesso Regione corre ai ripari”.

Lo ribadisce Roberta Vallacchi, consigliera regionale del Pd, in riferimento alla legge sui data center che, a pochi mesi dall’approvazione è stata messa in discussione addirittura dall’assessore regionale Massimo Sertori, oltre che dal consigliere di maggioranza relatore della norma, di fronte alle numerose richieste che stanno arrivando per tutta la Lombardia, non da ultimo il Lodigiano.

“Quando l’hanno portata in Aula, non si sono assolutamente resi conto di quanto stava accadendo sul territorio, nonostante noi, con tutta l’opposizione, avessimo evidenziato i problemi legati alla costruzione dei nuovi impianti. Ora l’assessore sostiene che con il Governo stanno discutendo del commissariamento, deciso per due grandi programmi di investimento per la realizzazione di datacenter in Italia, ma che Regione vorrebbe evitare perché bypassa la legge che ha appena approvato. E poi c’è Terna, con cui Sertori aprirebbe volentieri un confronto affinché filtri le richieste di nuove connessioni perché ora ce ne sono troppe. Ed è proprio questo il punto: se la Giunta fa un passo indietro è proprio per il quadro che si sta delineando e che temiamo sia una pianura padana dove ai numerosi capannoni della logistica si aggiungeranno quelli enormi e super energivori dei data center. Un disastro su tutta la linea”, racconta Vallacchi.

“Noi abbiamo votato contro proprio per questi motivi perché la legge non dà risposte ai territori. E il numero di data center deve al contrario essere compatibile con le fragilità di queste aree. Essendo fortemente impattanti, la norma deve essere strutturata in modo che siano sostenibili. Invece, all’articolo 3, si va assurdamente nel senso opposto inserendo addirittura misure premiali: se i data center vengono costruiti su terreni già dismessi, che in realtà è la soluzione ideale, viene ridotto il procedimento di compatibilità, vengono adottati protocolli di semplificazione e priorità nell’assegnazione di risorse finanziarie regionali, oltre alla riduzione del contributo per lo smaltimento dei rifiuti. Ma come? Queste sono multinazionali che vengono a fare un business ricchissimo e noi con i soldi dei cittadini diamo addirittura dei premi?”, si stupisce la dem.

“Quindi, va soppresso principalmente questo articolo della legge e bisogna prevedere che i data center vengano realizzati solo su aree dismesse, senza alcuna premialità, ma anzi, provvedendo direttamente a opere di mitigazione e compensazione. Una volta messi chiari paletti sull’insediamento in aree dismesse e sulle misure compensative, va previsto un numero di impianti proporzionale al concetto di sostenibilità per i territori e una definizione precisa del luogo dove realizzarli, ad esempio, sicuramente non attaccati alle case e ai centri abitati”, aggiunge Vallacchi.

“Altro aspetto: serve collegare questi insediamenti, altamente energivori, appunto, allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, prevendendo mitigazioni e compensazioni energetiche e ambientali obbligatorie a favore dei territori che li ospitano. Occorre anche promuovere il riuso del calore per il teleriscaldamento. Voglio ribadire che, secondo i dati forniti da Terna Driving energy, in Italia le richieste di connessione sono di 84 gigawatt, di questi la metà sono in Lombardia e poco meno della metà del totale della regione nella Città Metropolitana di Milano, a confine con il Lodigiano. Terna ha rassicurato sul fatto che in Lombardia non si realizzeranno impianti per 40 gigawatt, ma presume di alcuni gigawatt, segnalando comunque la grande pressione sull’area. Siamo d’accordo che i data center siano ormai necessari, ma va tutto valutato nel dettaglio per non rischiare di impattare troppo sul territorio o su una vasta parte di esso”, conclude la consigliera Pd.

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