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MORIA DI PESCI NELLA MUZZA

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Venerdì 16 Ottobre 2026

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Nella notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi si è verificata una grave moria di pesci nel canale Muzza e nel reticolo idrico lodigiano attiguo. Varie le cause: la ridotta disponibilità idrica, le elevate temperature atmosferiche e dell’acqua, gli apporti di acque di raffreddamento provenienti da impianti energetici presenti lungo l’asta del canale. In particolare, “è stata segnalata la presenza di scarichi di acque di raffreddamento provenienti dalla centrale termoelettrica ubicata nel territorio di Tavazzano con Villavesco, con temperature dell’acqua in uscita che avrebbero raggiunto valori prossimi ai 35 gradi. Una condizione che, assieme alla minor portata di acqua e al caldo di quei giorni, può davvero aver provocato la moria di pesci selvatici, ma pare abbia prodotto conseguenze rilevanti anche sulle attività di acquacoltura presenti nel territorio lodigiano, tra cui un allevamento di storioni a Sesmones, nel comune di Cornegliano Laudense, che avrebbe subito una consistente perdita”, lo riassume Roberta Vallacchi, consigliera regionale del Pd, in una sua interrogazione a risposta scritta, in Commissione Ambiente, in cui chiede spiegazioni agli assessori della Giunta Fontana competenti nelle varie materie.

“Siamo molto preoccupati, non ci pare normale che accadano questi eventi e monitoreremo con molta attenzione quello che avverrà non solo da qui in avanti, ma soprattutto nelle prossime estati”, fa sapere Vallacchi, assieme a Stefano De Vecchi, segretario del Circolo Pd di Tavazzano.

“E quello che ci preoccupa ancora di più è che nel territorio di Tavazzano è previsto un investimento di 3,7 miliardi di euro per la realizzazione di un nuovo data center, cioè una struttura energivora, con grandi esigenze di raffreddamento degli apparati. Quindi, vanno valutati preventivamente il fabbisogno idrico dell’impianto e le modalità di gestione del calore prodotto. Se servono prelievi idrici o restituzioni di acqua a temperatura superiore a quella del canale recettore, durante i periodi di siccità e di elevate temperature si rischiano ulteriori pressioni sugli ecosistemi acquatici. E queste situazioni vanno verificate preventivamente, in fase di procedimenti autorizzativi e valutazione ambientale”, aggiungono i due esponenti dem.

Nell’articolata interrogazione si chiede, pertanto, quali siano le risultanze degli accertamenti effettuati dagli enti e dalle autorità competenti in relazione alla moria di fauna di luglio; se Regione Lombardia sia a conoscenza delle temperature raggiunte dalle acque della Muzza in quelle ore; quali misure intenda adottare per prevenire il ripetersi di eventi analoghi; se ritenga necessario rivedere o rafforzare il quadro regolatorio relativo agli

scarichi di acque di raffreddamento nei corpi idrici superficiali; quali siano, allo stato attuale, le caratteristiche progettuali e le modalità di raffreddamento previste per il nuovo data center di Tavazzano; quali siano i corpi idrici destinati a soddisfare l’eventuale fabbisogno idrico del nuovo data center; se sia stata effettuata una specifica valutazione degli effetti cumulativi derivanti dall’interazione tra il fabbisogno idrico e il carico termico del nuovo insediamento e quelli già esistenti; se sia stata valutata la compatibilità del nuovo insediamento con gli scenari di cambiamento climatico; quali siano le condizioni e le eventuali prescrizioni ambientali previste per il funzionamento del data center in presenza di condizioni di emergenza idrica o di particolare stress termico; se Regione intenda promuovere uno specifico monitoraggio delle temperature e delle portate dei corpi idrici maggiormente interessati dalla presenza di scarichi termici.

“La pianura padana, caratterizzata da un suolo fertile e da una storica vocazione agricola, è sempre più al centro di nuovi insediamenti grazie alle sue favorevoli condizioni logistiche. Una dinamica che, tuttavia, ne aumenta progressivamente la fragilità ambientale. Le condizioni meteorologiche estreme, dovute ai cambiamenti climatici, si sommano infatti agli impatti dei grandi complessi industriali già esistenti e, a breve, a quelli dei nuovi data center. Per questo motivo, diventa strettamente necessario monitorare il territorio e mettere in atto concrete misure preventive di mitigazione e protezione dell’ambiente”, concludono Vallacchi e De Vecchi.

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