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NO ALL'INVIO DI ARMI ALLA UCRAINA

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Sabato 14 Maggio 2022

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"Gentile Ministro,

ci rivolgiamo pubblicamente a Lei in qualità non solo di cittadini lodigiani, Provincia nella quale ha mosso i primi passi la sua carriera politica, ma anche di elettori del Collegio che l’ha portata per la prima volta alla Camera nel 2013. Nel concreto siamo quel pezzo d’Italia a cui dovrebbe far riferimento, pur nella mancanza di vincolo di mandato previsto dalla Costituzione, per valutare e pesare le sue scelte politiche.

Abbiamo assistito da lontano, anche con un vago orgoglio campanilistico, alla brillante carriera che l’ha portata a rivestire il ruolo di Ministro della Difesa. Ma è con sconcerto crescente che, da allora, assistiamo alle sue prese di posizione e al suo operato.

A prescindere dalla scelta di diventare parte belligerante nel conflitto Russo-Ucraino, tramite la fornitura di armi, condivisa con l’intero governo e le forze politiche che lo sostengono, su cui nutriamo un profondo dissenso, vogliamo qui soffermarci sulla reiterata volontà di portare le spese militari al 2% del PIL e quindi, nel giro di un breve periodo di tempo, da 25 a 38 miliardi all’anno.

Per motivare il nostro giudizio ci permettiamo di elencare alcuni dati che, presumiamo, Lei conosca. Non sembra, tuttavia, che Lei con il governo di cui fa parte, li teniate nella necessaria considerazione, preferendo seguire decisioni prese altrove, specificatamente in ambito Nato. Peraltro, come è noto, tali decisioni non sono vincolanti per i Paesi che intendessero conservare, in materia, una auspicabile e indispensabile autonomia politica.

Le prime cifre riguardano le condizioni del nostro Paese che, bene ricordarlo, esce letteralmente a pezzi da due anni di Pandemia. L’ultimo rapporto di “Cittadinanzattiva” ci dice che, nel 2021, un italiano su dieci ha dovuto rinunciare alle cure, che, ad esempio, ci vogliono quasi due anni di attesa per una mammografia, un anno per una tac, un’ecografia o un intervento ortopedico, che gli screening oncologici sono in ritardo in almeno metà delle Regioni italiane. Rimanendo in Lombardia sono oltre 1.000 i medici di base e i pediatri mancanti. Chissà, magari, in proposito, le è capitato di vedere le indecorose immagini dell’Ospedale Cardarelli di Napoli.

Sul piano economico 5,6 milioni di italiani sono sotto la soglia di povertà, un terzo delle pensioni erogate è sotto i 1.000 euro, quasi un cliente su sei non riesce a pagare bollette di gas e luce arrivate a livelli astronomici, la disoccupazione aumenta e tra gli assunti nel periodo Marzo 2020/Marzo 2022 la precarietà l’ha fatta da padrone; infatti, solo il 3% ha avuto accesso a contratti a tempo indeterminato. Non va meglio se si guarda a istruzione e cultura: per la prima il nostro Paese spende il 15% in meno della media delle grandi economie europee, piazzandosi ultimo in Europa per investimenti, e per la seconda investiamo il 2,9 per mille del Pil contro il 4 per mille della media europea collocandoci, in Europa, al 25° posto su 28 Paesi.

A fronte di questa situazione, già drammatica di per se ma destinata a peggiorare se il conflitto non si fermerà, la guerra in Ucraina sta provocando, in molti Paesi compreso il nostro, una corsa al riarmo e uno scriteriato aumento delle spese militari, già ingenti, che sottraggono e sottrarranno sempre più risorse a bisogni, come quelli descritti sopra, che invece dovrebbero essere, senza dubbio alcuno, ritenuti prioritari.

L’istituto Sipri di Stoccolma ci informa che nel 2021 la spesa militare mondiale ha superato per la prima volta la soglia dei duemila miliardi di dollari, raggiungendo il record storico di 2.113 miliardi: si tratta di una crescita dello 0,7% rispetto al 2020 e di un aumento del 12% in 10 anni. La spesa militare combinata dei primi 15 Paesi ha raggiunto i 1.717 miliardi di dollari nel 2021, rappresentando l’81 per del totale. Gli Stati Uniti (che rappresentano il 38 per cento della spesa militare mondiale nel 2021) e la Cina (14 per cento) rimangono di gran lunga i due maggiori investitori in armi ed eserciti, mentre la spesa complessiva dei 30 Paesi della NATO equivale al 55% del totale globale. L’Italia rimane all’undicesimo posto per spesa militare, con una crescita del 4,6% rispetto al 2020 (maggiore della media dell’Europa Occidentale con +3,1%). durante quest’anno verrà superato il muro dei 25 miliardi (25,82 in totale) con un aumento del 3,4% rispetto al 2021 e un balzo di quasi il 20% in 3 anni. Un miliardo in più verrà impiegato per l’acquisto di nuovi armamenti: 8,27 miliardi complessivi (record

storico) in aumento del 13,8% rispetto all’anno scorso, con un salto del 73,6% negli ultimi tre anni (+3,512 miliardi rispetto ai 4,767 miliardi del 2019).

Le domandiamo: davvero, alla luce di questi dati, Lei ritiene necessario e prioritario, in ossequio alla richiesta NATO (a cui altri Paesi hanno deciso peraltro di sottrarsi) investire ulteriori risorse per armamenti, sottraendole inevitabilmente ad altri scopi, portando la spesa al 2% del PIL? Davvero ritiene che, nel nostro Paese, l’urgenza siano nuovi F35 e non più scuole, asili, sanità pubblica, aiuti ai più poveri e disagiati, investimenti in ambiente, lavoro, cultura e istruzione? Davvero pensa di poter ignorare il parere dei tre quarti della popolazione, in cui figura certamente anche chi l’ha eletta, in ossequio a un atlantismo ottuso che rischia di portare il nostro Paese verso il baratro? Non ritiene doveroso ascoltare, più che il Segretario della Nato, i cittadini che l’hanno votata e che, forse, di fronte all’esplicitazione di convinzioni di questo tenore avrebbero riflettuto sul darle il loro consenso?

Sappiamo che Lei ha radici in una cultura cattolica a cui si è sempre detto sensibile e, teoricamente, richiamato. Ci piace quindi ricordarle le parole di Papa Francesco che molti, Lei compreso, sembrano invece ignorare bellamente: “La vera risposta dunque non sono altre armi, altre sanzioni” (…) “io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”(…) “un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti, un modo ormai globalizzato, e di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”.

A tal proposito, Le domandiamo infine: è sua intenzione ascoltare le parole del Papa, che poi sono quelle di gran parte del mondo pacifista ma anche del 70% degli italiani, sottraendosi a queste logiche e a questi poteri? Immaginiamo che non le sfuggano i sondaggi che, in modo univoco, riferiscono che i tre quarti degli italiani, presumibilmente una percentuale simile a quella riscontrabile tra gli elettori del suo collegio, si dicono contrari a questa scelta che non esitiamo, in consonanza con le parole di Papa Francesco, a definire “folle” Non ritiene sia suo dovere dare ascolto e voce alla maggioranza dei cittadini italiani interrompendo un circolo vizioso che, in Italia e nel mondo, è causa primaria di povertà, distruzione, degrado ambientale e morte?

In attesa di una sua auspicabile risposta e di gesti coraggiosi la salutiamo cordialmente"

Cittadini contro la guerra – Lodi

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