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POCHI GLI INFERMIERI IN LOMBARDIA

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Lunedì 23 Maggio 2022

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Istituire la figura del direttore  assistenziale.

E’ questo il senso del progetto di legge depositato dal Pd e presentato a Palazzo Pirelli dal capogruppo Fabio Pizzul e dalla consigliera regionale Carmela Rozza, prima firmataria del progetto.  

La proposta nasce dalla convinzione che nella gestione della sanità territoriale, il cui potenziamento è previsto dal Pnrr, la figura dell’infermiere è centrale.

“Nella riforma della legge sanitaria- ha affermato Pizzul- di cui in aula sono state approvate le modifiche imposte dal governo non si è affatto tenuta in considerazione la necessità di valorizzare la figura degli infermieri e degli altri operatori della sanità e di dare loro un ruolo nella governance. Con questo progetto di legge vogliamo rimediare alla grave mancanza di chi governa la Lombardia”.

“La verità- attacca Rozza- è che la Lega e i suoi alleati sono nemici delle professioni sanitarie. Nell’ultimo mese infatti hanno bocciato diverse nostre proposte per la loro valorizzazione ma dimenticare gli infermieri è un errore gravissimo”.

In Lombardia il  fabbisogno di infermieri, stimato dall’Ordine professionale, è di 9500, di cui 3500 solo nelle rsa e 4800 sul territorio, tra Case  e ospedali di comunità, hospice,  Unità speciali di comunità territoriali e centrali operative.

Una vera emergenza, ormai cronica,  che  rischia di non avere fine. La professione non è attrattiva. Il rapporto fra l’offerta di posti nei corsi di laurea e le domande presentate è di 1,44, mentre quello per fisioterapisti, solo per fare un esempio, è di 10,74.

Questo accade perché ad oggi non c’è alcun riconoscimento dell’autonomia della professione e nessuna possibilità di carriera. Ed è per rimediare a questo grave deficit che il Pd ha presentato un progetto di legge per istituire la figura del direttore assistenziale, un dirigente che operi alla pari con il direttore sanitario nell’organizzazione  delle strutture.

Ad oggi la legge di riforma della sanità non ne prevede nessuno, né nelle case di comunità, né nei distretti.

Il Pd ha, inoltre, proposto, sul modello di quanto già attuato in Emilia Romagna e Liguria, che nei Poas (Piani di organizzazione aziendale strategica)  fosse previsto che  il responsabile delle case di comunità, strutture a bassa intensità di cura per le quali il Pnrr prevede la figura di un dirigente infermieristico, potesse essere  una figura medica o  delle professioni sanitarie e che  fossero previsti dirigenti infermieri negli ospedali di comunità ma sono state bocciate.

Nella discussione della riforma sanitaria è stato chiesto che fossero previsti incentivi per i giovani residenti in Lombardia, questo perché da sempre i lombardi non sono attratti dalla professione  e le strutture si reggono solo su chi arriva da altre regioni.

 “Lega e alleati – conclude Rozza-  sono rimasti sordi a ogni nostra proposta e non hanno mostrato alcun interesse per gli infermieri. Domani, giornata a loro dedicata, probabilmente  li ricorderanno come eroi ma  nella realtà continueranno a non occuparsene” .

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